È stato tra i più eccentrici e geniali artisti italiani degli Anni Sessanta, ironico interprete di una realtà in trasformazione. Una personale racconta a Genova, nelle sale di Villa Croce, l’universo creativo di Pino Pascali: indugiando sul tema, serissimo, del gioco.
Il gioco come costante dei comportamenti culturali, ma anche come condizione preculturale: primo e più immediato facilitatore sociale, strumento atavico e ancestrale di relazione e sperimentazione, veicolo per accedere alla conoscenza di sé e dell’altro. Trova implicite corrispondenza nella filosofia dell’homo ludens teorizzata da Johan Huizinga la personale con cui Genova ricorda Pino Pascali. Tra i più irriverenti, geniali, anticonformisti e – senza dubbio – “giocosi” artisti italiani del secondo Novecento.
Le sale di Villa Croce accolgono fino a fine marzo Booom! Pino Pascali e il gioco delle armi , focus che restringe lo sguardo su un aspetto particolare della produzione dell’artista pugliese, scomparso poco più che trentenne nel 1968. Quello che lo vede calarsi con elegante e apparente leggerezza nei temi caldi che agitano l’opinione pubblica internazionale: siamo nella stagione della contestazione e della recrudescenza del conflitto in Vietnam quando Pascali sceglie di affrontare l’iconografia della guerra con lo sguardo, puro ma tutt’altro che ingenuo, del bambino.
Come i più piccoli giocano alla guerra, così fa Pascali. Esorcizzando l’orrore con il suo buffo Soldatino costruito elaborando un bossolo di artiglieria; e ancora disegnando improbabili infantili parate di guardie e moschettieri, sfilate di coloratissime di missili, bazooka e portaerei. In un tripudio di forme semplici e colori ammiccanti, affini per certi aspetti alle intuizioni di Enrico Baj o a quelle di Fortunato Depero.
E con il grande maestro futurista Pascali condivide, involontariamente, il rapporto con la grafica pubblicitaria. Preziosa la testimonianza, in mostra, del lavoro che ha portato alla creazione de I Killers , spot animato rifiutato dalla Algida perché considerato troppo violento per essere inserito nel leggendario Carosello . Di straordinaria modernità l’intuizione dell’artista, che immagina un cartoon popolato di scontri tra gangster, in una ideale metropoli degli Stati Uniti. Quindici anni prima della serie Guns di Andy Warhol…