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Il Centre Pompidou di Malaga, colorato dall’arte di Daniel Buren

22 novembre 2017

Se possiamo identificare l’opera di Daniel Buren attraverso una caratteristica principale, a dispetto del suo eclettismo e della capacità di confrontarsi con differenti discipline artistiche, questa è sicuramente la stretta relazione tra arte visiva e architettura.

L’autore l’ha dimostrato anche all’interno del Centre Pompidou Málaga che, sin dalla sua inaugurazione nel 2015, viene letteralmente illuminato dai riflessi colorati che proprio un’opera di Daniel Buren proietta sulla recente struttura museale.
Si può dire anzi che proprio il “Cubo” – così rivestito dei pannelli vitrei dell’intervento di Buren – abbia finito per essere l’elemento di riconoscibilità della “succursale spagnola” della nota istituzione francese: il luogo più fotografato della città, vero e proprio landmark che i residenti ormai utilizzano come luogo d’incontro, quando si danno appuntamento.

La possibilità che l’opera si proietti sull’ambiente in cui viene esposta è un’altra delle vie espressive sperimentate da Buren nel corso della sua lunga carriera. E l’artista mette in atto questa pratica proprio nel museo di Malaga, attraverso una nuova installazione specificatamente concepita per gli spazi espositivi che l’hanno accolta.
Visitabile fino al 14 gennaio 2018, il progetto Proyecciones / Retroproyecciones. Trabajos in situ propone al visitatore un’esperienza non ancora provata, guidandolo – attraverso un attento studio della luminosità, artificiale e naturale – a prendere coscienza dell’architettura del museo in modo del tutto inedito.

Ad accompagnare la nuova installazione, un film presentato in esclusiva a Malaga che approfondisce la poetica di Buren. Un artista che, sin dai suoi esordi negli anni Sessanta, non ha mai smesso di interrogare i luoghi – spesso mettendone in discussione le funzioni – con cui la sua opera entrava in contatto.