Insert coin: al MoMA videogiochi da museo

3 dicembre 2012


Non saranno forse vere e proprie opere d’arte, anche se certe configurazioni non hanno nulla da invidiare – per pulizia dell’immagine e complessità concettuale – ai lavori di grandi maestri del contemporaneo. Ma sono, senza ombra di dubbio, sentinelle speciali in grado di raccontare molto dell’evoluzione tecnologica e del mutare incessante di gusti e costumi. Innocuo passatempo? Niente affatto: i videogiochi sono oggetti da museo.

Ed entrano di diritto in una delle collezioni più prestigiose al mondo: quella del MoMA di New York, da sempre piattaforma attenta nel sondare i più recenti testimoni della cultura globale. Lo ha fatto accogliendo, tra le prime istituzioni museali, cinema e fumetto; lo fa oggi acquisendo un primo blocco di quattordici videogames storici, destinati alla sezione dedicata ad architettura e design. Una scelta che porta anche una firma italiana, quella della resident curator Paola Antonelli.

Si parte, naturalmente, con Pac-Man  e Tetris ; spazio poi a modelli più recenti: SimCity 2000 , tra i primi e più apprezzati videogiochi gestionali di ultima generazione, e la sua evoluzione The Sims  ; e ancora Canabalt , tra i pionieri approdati su smartphone. La collezione è ancora lontana dal dirsi esaurita: l’allestimento nelle Philip Johnson Galleries è previsto per il prossimo marzo, nei mesi successivi si prevede di raggiungere un corpus di almeno 40 titoli.

La sfida più impegnativa, per il MoMA, sta nell’arginare e sconfiggere l’obsolescenza tecnologica: perché in mostra non finisce una delle molte recenti versioni di giochi d’epoca, attualizzata e resa disponibile per le piattaforme di oggi. Nei corridoi del museo, tra un Van Gogh e un Picasso, consolle e cartucce, joystick e dischetti: un viaggio nel modernariato tecnologico, tutto da vivere e giocare. Perché ogni “opera” sarà, naturalmente, a disposizione del pubblico per una partita.