Un americano a Roma. Anzi, cinque

1 febbraio 2013


Arte come racconto del presente, pura rappresentazione della vita in quanto tale. Radiografia di uno scenario in profonda e costante mutazione, tanto rapido e repentino nei suoi cambiamenti da risultare sfuggente. E quindi rischiosamente inenarrabile. Un nuovo sguardo sull’oggi è quello che si apre, fino alla fine di febbraio, all’American Academy di Roma: L’idea del realismo mette a confronto, in una mostra splendidamente articolata, visioni di straordinaria ricchezza.

Nelle morbide e sinuose sculture di Carl D’Alvia, che insieme a Christian Caliandro cura l’evento, si legge la tensione irrisolta tra la materia e la sua rappresentazione: qualsiasi oggetto, anche il più insignificante, si presta ad una riflessione che punta alla sintesi tra reale e irreale, finzione e cosciente autodeterminazione. Spunti che si traducono nello spazio con flessuosa sensualità, suggerendo la possibilità di ulteriori coni ottici, nuovi universi dell’immagine.

Anche Nari Ward pensa all’oggetto come simulacro capace di preservare e trasmettere memoria; un collezionismo quasi enciclopedico, che si riflette nelle mappe infografiche di Ward Shelley: diagrammi ideali, dominati dal colore, flussi costanti di nozioni che scorrono lungo il filo dell’associazione di idee. A chiudere il panorama degli sguardi possibili ecco i ritratti di Jackie Saccoccio e le pitture di Pesce Khete; ma anche gli interventi dei “nostri” Giuseppe Stampone e Gian Maria Tosatti.

L’idea del realismo apre la serie di Cinque Mostre, programma che impegna l’American Academy lungo tutto il 2013. Eventi che spaziano dall’arte visuale al design, passando per l’architettura: un lavoro affidato ai borsisti che ogni anno raggiungono la capitale dagli Stati Uniti, per periodi di formazione e aggiornamento. Residenze d’artista nelle quali sperimentare dialoghi culturali tra una sponda e l’altra dell’Oceano.