Da Picasso a Cattelan: ecco gli art-toys di “Mua Mua”

8 dicembre 2013


Ecco l’inconfondibile caschetto fiammeggiante, e gli occhiali tondi, di Yayoi Kusama. Ma anche Pablo Picasso, con l’immancabile maglietta alla marinara e la tavolozza in mano; e poi ancora Jeff Koons, accompagnato dal fido Balloon Dog : la scultura più costosa di un artista vivente mai venduta diventa ironico e morbidissimo animale da compagnia. Hanno le fattezze dei più grandi artisti dell’ultimo secolo le bambole create dalla designer italiana Ludovica Virga.

La cornice è quella di En Avance , punto di riferimento per il quartiere del design nella città della Florida, spazio che diventa vetrina per Mua Mua : un progetto nato nel sud-est asiatico solo pochi anni fa con la creazione – all’interno di laboratori di artigianato sociale sull’isola di Bali – delle prime bambole ispirate ai grandi nomi dello showbiz. Oggi arricchito della collezione dedicata all’art-world, presentata in occasione di Miami Art Basel.

In principio fu la moda: con Anna Wintur e Valentino, Giorgio Armani e Vivienne Westwood; e Karl Lagerfeld, tanto entusiasta della propria caricatura da volerne la commercializzazione nei punti vendita del suo marchio. Poi si è passati ai mostri sacri del rock – Axl Rose e John Lennon – e ai volti noti del jet-set internazionale: passando da Lady Gaga al principe Carlo, da Barack Obama ad icone di casa nostra: Francesco Totti, Gennaro Gattuso e persino Silvio Berlusconi.

Ora tocca all’arte. C’è Banksy, inguainato quasi fosse un ninja (o un personaggio di South Park! ) in una felpa nera con cappuccio; e poi Maurizio Cattelan e Salvador Dalì, Takashi Murakami e Damienirst. Protagonisti di un programma a sostegno della comunità dell’isola di Sumbawa, in Indonesia: i proventi della vendita delle bambole Mua Mua  contribuiscono infatti a garantire l’attività della scuola femminile di Nangadoro, con l’acquisto di materiali didattici e prestando assistenza medica alle studentesse.

[nella foto: le “Mua Mua Dolls” dedicate a Yayoi Kusama e Maurizio Cattelan – foto Philip Volkers]