La Firenze del Rinascimento in Corea. Con Papa Francesco

15 agosto 2014


Una duplice occasione, doppio assist che invita ad una trasferta impegnativa ma carica di suggestione. E densa di significato. Da un lato la visita pastorale di Papa Francesco in Corea, dall’altro la contingenza – certo più prosaica – della contestuale chiusura al pubblico, per restauro, del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Sono una cinquantina i capolavori dell’istituzione fiorentina a prendere la via di Seoul, per una mostra che indaga il tema del sacro nel Rinascimento.

Ad accogliere i visitatori è la monumentale riproduzione in scala 1:1 della spettacolare Porta del Paradiso creata da Lorenzo Ghiberti per il Battistero del capoluogo toscano, una pagina memorabile per l’arte italiana del XV secolo, momento che segna il definitivo superamento formale degli schemi gotici in favore dell’estetica umanistica. E che vive nel confronto diretto con il San Zanobi  scolpito da Arnolfo di Cambio agli albori del Trecento.

Le delicatissime ceramiche di Luca della Robbia, le soluzioni plastiche di Andrea Pisano e – soprattutto – quelle di Donatello (nella foto) sono tra i pezzi più pregiati di un evento che vive anche della proposta di testi meno noti al grande pubblico internazionale. Ma non per questo di carattere inferiore rispetto alle prove degli autori più noti. È il caso delle opere di Lapo Torrigiani e Tino Camaino, cui si accompagnano saggi di raffinatissima arte suntuaria del Quattro e Cinquecento.

Ma Papa Francesco non arriva in Corea a mani vuote, anzi. Porta con sé tre opere dei Musei Vaticani, a integrare con un rapido ma efficace sguardo alla pittura una mostra che si concentra in via altrimenti esclusiva sulla plastica. Con le tele a tema religioso di Guido Reni, del Baciccia e del Guercino siamo al superamento dell’estetica propria del Rinascimento maturo, già trascesa nella Maniera e nei prodromi del Barocco. Ma ugualmente pervasa di struggente devozione.


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