Mantegna e Carracci: capolavori in dialogo a Brera

17 giugno 2016

Andrea Mantegna compianto su Cristo morto pinacoteca di brera milano

Al via un nuovo appuntamento all’interno del ciclo di confronti tra opere d’arte promosso dalla Pinacoteca di Brera, a Milano, nel corso di tutto il 2016. Per la prima volta sarà infatti possibile vedere riuniti, nella stessa sala, il Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti di Andrea Mantegna – tra le opere più rappresentative della collezione del museo, nella foto in apertura – , e Il Cristo morto con gli strumenti della passione, dipinto da Annibale Carracci 100 anni più tardi (nell’immagine in basso); un’opera concessa in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda. A questa coppia straordinaria andrà a unirsi il Compianto sul Cristo morto di Orazio Borgianni, risalente al 1615 e conservato stabilmente dalla Galleria Spada di Roma.

Sotto la direzione di James Bradburne, la prestigiosa galleria nazionale d’arte antica e moderna ha intrapreso, fin dallo scarso marzo, un’iniziativa che si sviluppa in tre fasi con l’obiettivo di “creare ‘dialoghi’ con i propri capolavori, senza ricorrere alle grandi mostre autoreferenziali, che cannibalizzano l’attenzione dei visitatori per le collezioni permanenti del museo“.
Dopo il confronto tra gli Sposalizi della Vergine, nelle versioni di Raffaello Sanzio e di Perugino – un allestimento ancora visibile fino al 27 giugno prossimo e sviluppato secondo il tema-guida del rapporto maestro-allievo – a essere protagonisti sono ora Andrea Mantegna, Annibale Carracci e Orazio Borgianni.

Annibale-Carracci-Cristo-morto-e-strumenti-della-Passione

Forte della fortuna riscossa a cavallo tra Cinquecento e Seicento, il Cristo di Mantegna, opera emblematica dalla maestria raggiunta dall’artista della Camera degli Sposi di Mantova in termini di rappresentazione prospettica,  ha esercitato una notevole influenza sugli artisti successivi che sono intervenuti ricalcandone l’impostazione complessiva. In particolare, mentre nella versione di Carracci si rintraccia un’amplificazione del “crudo realismo del martirio”, come lasciano intendere i chiodi collocati in primo piano, nell’opera di Borgianni si possono rintracciare echi caravaggeschi.

Il ciclo dei dialoghi proseguirà a novembre, a partire dalla Cena in Emmaus del 1605/1060 firmata da Caravaggio, e sarà sviluppato intorno all’opera dell’artista lombardo. Come infatti ha precisato il direttore Bradburne in merito all’intero progetto “L’identità di Brera è inscindibile dal suo passato napoleonico che è l’origine delle sue straordinarie collezioni basate principalmente sul patrimonio proveniente da due regioni italiane: Lombardia e Veneto. Un collegamento che è anche espresso nel rapporto dell’Accademia di Brera con l’Accademia delle Belle Arti di Venezia“.