L’arte preferita di Enea Righi. A casa di Mariano Fortuny

5 giugno 2016

Francesco Vezzoli, Self-Portrait sa Emperor Hadrian loving Antinous, 2012

La dimora veneziana che fu di Mariano Fortuny apre le porte a un nuovo evento espositivo, dimostrandosi un luogo quanto mai adatto ad accogliere una parte delle opere scelte e volute da un altro grande collezionista, Enea Righi.

Fino al 10 ottobre, Quand fondra la neige, où ira le blanc, curata da Eric Mézil e Lorenzo Paini, riunisce nel museo custode del patrimonio artistico appartenuto a Fortuny un nucleo di lavori che riflettono un atteggiamento collezionistico lontano dalle logiche del mercato e vicino al sentire invece del “curatore”. Libere da vincoli cronologici, le opere sono organizzate lungo fil rouge tematici legati alle dinamiche di un collezionismo “emotivo” e umano.

La dialettica fra reale e fiction, la ricerca di una propria identità, l’immanenza del corpo, fisico e concreto, cui fa da specchio una morte inevitabile eppure foriera di una possibile eternità, cui l’azione collezionistica aspira, sono i nodi concettuali di una mostra sorprendente. Prendendo in prestito il titolo dell’opera di Rémy Zaugg, la rassegna si interroga sulle tracce lasciate dal bianco dopo che la neve si sarà sciolta, ovvero, fuor di metafora, sul senso ultimo di una collezione, al netto delle speculazioni e delle mode.

Ecco allora che, attorno ai temi portanti, si riunisce una nutrita selezione di opere fra le oltre mille presenti nella collezione di Righi, in un susseguirsi di passaggi e rimandi che innervano la mostra. Thomas Hirschhorn, Walid Raad, Akram Zaatari, Gino de Dominicis, Ana Mendieta, Pablo Bronstein, Hans-Peter Feldmann, Superstudio, Joseph Kosuth e Roni Horn sono solo alcuni degli artisti che si passano il testimone nell’affrontare argomenti comuni non soltanto alla pratica del collezionismo, ma all’umanità intera.

[Immagine in apertura: Francesco Vezzoli, Self-Portrait sa Emperor Hadrian loving Antinous, 2012. Courtesy dell’artista]