Parigi secondo Piergiorgio Branzi, in mostra a Milano

4 novembre 2017


Osservatore curioso e acuto del mondo con la sua macchina fotografica e non solo, Piergiorgio Branzi nutre un legame speciale con la capitale francese. Su questa particolare affinità si concentra la mostra Parigi, 1954-2017, aperta fino al 1 dicembre alla Galleria Contrasto di Milano. Attraverso 30 fotografie, rigorosamente in bianco e nero, scattate nell’arco di 60 anni, a emergere è la passione del noto fotografo e giornalista televisivo di origini toscane per la dimensione urbana unica della Ville Lumière: un luogo ideale, dal fascino inarrivabile, restituito attraverso dettagli, volti e scorci.

Avvicinatosi alla fotografia da giovanissimo, Branzi ha viaggiato in giro per il mondo nel suo ruolo di inviato. Come giornalista, ha lavorato in vari territori, dal Nord Africa a Mosca, approdando poi nella città destinata a scolpire un solco profondo nella sua mente: Parigi, appunto. La permanenza e le ripetute successive visite alla città gli hanno permesso di indagarla in profondità, di coglierne le abitudini, di carpire i “segreti” e l’indole dei suoi residenti, tra “monsignori, bambini, borghesi, paesani“. La selezione di fotografie in mostra a Milano puntano dunque a restituire “la vera essenza parigina, intrisa di arte, letteratura, sogno e mistero“, sulla scia degli inevitabili cambiamenti, legati al passare del tempo.

Ma Parigi in realtà non esiste, è tutto e il contrario di tutto, un luogo comune sognato da lontano, una accattivante invenzione, un miraggio, un sortilegio, la “similitudine” di se stessa appunto – ha scritto lo stesso Branzi nel volume Il giro dell’occhio, edito da Contrasto, nel 2015. – È da sempre come vuoi che sia, ci trovi quello che cercavi di trovare. Ma la puoi rovistare come la tua tasca e non scoprirai mai com’è, e qual è quella vera: come una “femmina”, appunto, della quale ti resterà sempre il desiderio di conoscerne compiutamente la natura profonda, anche se al tuo fianco da tutta una vita.
Colui che l’attraversasse a passo veloce perderebbe tutto questo: il fascino stimolante di una costante sorpresa.”