Cinquant’anni e più di performance: la “veterana” Joan Jonas a Londra

3 aprile 2018

03 Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015, performance at Teatro Piccolo Arsenale, Venice, Italy, 2015. Photo by Moira Ricci

Accompagnata dal programma di esibizioni live BMW Tate Live Exhibition: Ten Days Six Nights, la retrospettiva che Londra dedica a Joan Jonas è un evento senza precedenti. Fino al 5 agosto prossimo, infatti, la Tate Modern ospita la più grande esposizione sulla pioniera dell’arte performativa mai organizzata nell’intero Regno Unito.
Un appuntamento espositivo la cui portata e il cui rilievo sono sottolineati dall’eccezionale combinazione dell’esposizione con il carnet di iniziative collaterali messo a punto, nel quale sono incluse la riproposizione da parte dell’artista di una delle sue performance più note – Mirror Pieces 1968/71 – e una retrospettiva cinematografica in programma nel mese di maggio allo Starr Cinema.
Uno sforzo corale per delineare un ritratto completo ed esaustivo dell’artista statunitense figura, del suo stile e della grande influenza esercitata sulle nuove generazioni di artisti.

Classe 1936, Joan Jonas è stata una tra le prime artiste a misurarsi con la performance anche in associazione alla video arte; fin dalle prime opere ha destinato attenzione al tema dell’identità e alle relazioni tra il corpo e la sua rappresentazione.
La monografica londinese ne ripercorre l’intera produzione prendendo in esame un arco temporale di oltre 50 anni e 5 temi chiave, sottolineando anche il ruolo del Giappone e del suo teatro tradizionale.

La fase iniziale della sua carriera, considerata all’epoca del tutto rivoluzionaria nella scena artistica newyorkese, viene analizzata con lavori come Cones/May Windows (After Mirage) – un’istallazione creata originariamente nel 1976 e rivisitata nel 2011 – e l’iconico video Organic Honey’s Visual Telepathy 1972, nel quale Jonas esplora l’identità femminile attraverso un alter-ego sessuale.
Attingono invece a temi di portata globale, tra cui le conseguenze legate al cambiamento climatico e l’estinzione delle specie animali, i più recenti Reanimation 2010/13 e Stream or River, Flight or Pattern 2016-17, strettamente legati alla sua pratica attuale.

Arricchiscono il percorso espositivo una selezione di fotografie realizzate da suoi contemporanei, tra cui Richard Serra e Peter Campus, a illustrare il fondamentale passaggio verso l’arte performativa, e una serie di oggetti provenienti dalle collezioni personali dell’artista. Si tratta, tra gli altri pezzi, di maschere, di cristalli e di opere collezionate nel corso dei suoi viaggi, fondamentali o di ispirazione per il suo lavoro.

[Immagine in apertura: Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015, performance at Teatro Piccolo Arsenale, Venice, Italy, 2015. Photo by Moira Ricci]