Essere donne, e artiste, fra Rinascimento e Barocco

25 ottobre 2018

Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555

Che cosa significava essere donna e artista in Italia, fra il Cinquecento e il Seicento? E quali sfide si era chiamate ad affrontare in uno scenario dominato quasi esclusivamente dagli uomini? La mostra The Ladies of the Baroque, allestita fino al 20 gennaio 2019 presso il Museum voor Schone Kunsten (MSK) di Gent, tenta di dare risposta a tali quesiti, riunendo una cinquantina di opere legate al periodo compreso fra il 1550 e il 1680.

L’obiettivo della mostra belga è restituire il difficile clima con cui le artiste erano costrette a misurarsi, ma anche la loro forza e determinazione nel mettere in dubbio, e combattere, le regole imposte da una società a impronta maschile. A livello figurativo, le artiste di allora seppero trasformare allegorie e simboli in strumenti per opporsi a uno status quo degradante nei loro confronti.

Spesso figlie, mogli o nipoti di pittori, le autrici vissute tra il Cinquecento e il Seicento furono capaci di ribellarsi a dipendenze e norme imposte a priori, inaugurando stili e linguaggi autonomi, portatori di una sensibilità nuova.
Ne sono un esempio i capolavori di Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Giovanna Garzoni, Orsola Maddalena Caccia, Lavinia Fontana, Virginia da Vezzo, Elisabetta Sirani e Artemisia Gentileschi, ricordata per il suo incredibile coraggio come donna e come artista.

[Immagine in apertura: Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555, Narodowe Muzeum, Poznań]