Leonardo era ambidestro. Lo conferma l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

9 aprile 2019

Paesaggio Leonardo da Vinci esami diagnostici Opificio Pietre Dure Firenze

Considerato il primo disegno di Leonardo da Vinci e datato 5 agosto 1473, il cosiddetto 8P – dal numero d’inventario – ha fornito la “prova regina” in merito all’ambidestria dell’artista e scienziato toscano, al centro di innumerevoli omaggi in tutto il mondo nel cinquecentenario della scomparsa.
La conferma arriva dagli esiti della campagna diagnostica condotta sull’opera, di proprietà delle Gallerie degli Uffizi, promossa a ridosso della trasferta che ricondurrà questo delicato lavoro nella terra natìa di Leonardo, a Vinci, in occasione della mostra Alle origini del Genio, al via il 15 aprile.

Gli specialisti, coordinati dalla storica dell’arte e funzionaria dell’Opificio delle Pietre Dure Cecilia Frosinini, che hanno esaminato il disegno hanno rilevato la presenza di due scritte: una sul fronte, tracciata secondo la celebre scrittura al contrario di Leonardo, da destra verso sinistra; un’altra sul retro, vergata invece nel verso ordinario, da sinistra verso destra. Attraverso le complesse indagini effettuate è emerso che l’artista vergò la scritta “a specchio” sul fronte presumibilmente con la sinistra: per quella sul retro, con verso ordinario, usò la destra.
Secondo quanto dichiarato da Frosinini, “Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all’uso della mano destra fin da ragazzino. Dall’osservazione dei suoi scritti, incluso quello sul disegno, si capisce che la sua calligrafia da destro è colta, ben fatta; Leonardo sa adoperare bene questa mano. Quanto alla scrittura specchiata, con verso da destra a sinistra, è probabile che Leonardo stesso, da adulto, abbia scelto volontariamente di adottare questo stile originale, che è infatti, nei primi esempi, molto elaborato, direi anche artificioso; poi, con il passare del tempo e la continuità di uso, si fa più semplificato e corsivo. La nostra ipotesi è che l’idea gli sia nata osservando le scritte a rovescio sui lucidi da lui usati per i disegni, dopo averli capovolti“.

Non si tratta dell’unico dato di rilievo associato allo studio dell’opera, raffigurante un paesaggio. Leonardo impiegò diversi strumenti e materiali, tra cui uno stilo di piombo che lasciava una traccia grigia sul foglio, e lavorò alla composizione in più fasi.
Mediante la radiazione infrarossa è stato inoltre possibile portare alla luce, sulla medesima superficie, due paesaggi, uno sovrapposto all’altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte.
Per Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, “gli elementi emersi durante questa campagna di indagini aprono nuove prospettive sull’interpretazione del disegno 8P di Leonardo e su come l’artista ha ‘costruito’ il Paesaggio, sulla sua tecnica e perfino sulle sue abitudini e abilità nella scrittura, scoprendolo ambidestro: una vera e propria rivoluzione nell’ambito degli studi leonardeschi.”

Di recente, proprio attraverso un’altra collaborazione attivata tra le Gallerie degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure, sono stati evidenziati due abbozzi di stesure nella Santa Caterina di Artemisia Gentileschi.


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