Frieze Sculpture: la sezione “open air” della fiera al Rockefeller Center

3 maggio 2019

Frieze Sculpture, installation view, Rockefeller Center, New York, maggio 2019, photo by Massimiliano Tonelli / Artribune

Da Nick Cave a Walter De Maria, da Joan Miró a Kiki Smith, sono ben 14 i protagonisti dell’importante iniziativa di arte pubblica che prende avvio quest’anno in concomitanza con la fiera d’arte contemporanea Frieze New York. Fino al 28 giugno prossimo, il progetto Frieze Sculpture – curato da Brett Littman – introduce un’indagine sulla scultura, moderna e contemporanea, direttamente in uno dei luoghi iconici – e a maggiore frequentazione – della Grande Mela.
Il Rockefeller Center accoglie infatti le opere degli artisti scelti per l’edizione d’esordio, esito della collaborazione attivata tra Frieze New York e Tishman Speyer, resa possibile grazie alla partecipazione di gallerie di fama mondiale.

A eccezione di Porte II di Joan Miró, del 1974, la maggior parte dei lavori esposti sono stati realizzati negli ultimi anni; significativa la presenza di sculture datate 2018 e 2019, che a loro volta debuttano proprio nella cornice di Frieze Sculpture.
È il caso di Dry Cut [from Blacks in the pool – Ruby], prima opera pubblica di Paulo Nazareth a New York, con cui l’artista ha scelto di rendere omaggio a donne e uomini che hanno speso le loro vite per il riconoscimento dei diritti civili, agendo in diversi settori professionali e sociali. Nei grandi “intagli in alluminio” realizzati dall’artista, rappresentato dalla galleria Mendes Wood DM, si possono riconoscere le silhouette di Tommy Smith, Rosa Parks, Martin Luther King Jr. e Ruby Bridges.

Nell’intervento di Ibrahim Mahama per White Cube, anch’esso del 2019, le 192 bandiere delle Nazioni Uniti, collocate intorno alla pista di pattinaggio del Rockefeller Center, vengono “reinterpretate” attraverso 50 bandiere di iuta fabbricate in Ghana. Si tratta di una modalità per ricordare le disuguaglianze, in termini di reddito e di risorse disponibili, che continuano a esistere in tutto il mondo.
Opere d’arte, dunque, non solo da ammirare e fotografare, ma in grado di sollecitare negli osservatori riflessioni sulla società contemporanea.