L’isola greca di Delo si ripopola con le statue di Antony Gormley

11 maggio 2019

SIGHT | ANTONY GORMLEY, Archaeological site of Delos, 2019 | © Oak Taylor Smith | Courtesy NEON; Ephorate of Antiquities of Cyclades & the artist

Abitata fin dai tempi più remoti – risalgono a oltre 5mila anni fa le prime testimonianze rinvenute – l’isola greca di Delo ospita uno dei più importanti ed estesi siti archeologici del Paese. Fino al 31 ottobre prossimo, i visitatori che raggiungeranno questa autentica perla, situata nell’Egeo meridionale, potranno scoprirne gli importanti reperti archeologici in un inedito dialogo con l’arte contemporanea.
Per la prima volta nella storia di Delo, l’Greek Archaeological Council ha infatti approvato il progetto di una mostra site-specific allestita tra i reperti del sito e all’interno del museo archeologico dell’isola. Inaugurata all’inizio del mese, la mostra inedita Sight conduce in questo eccezionale luogo le opere dell’artista britannico Antony Gormley, artefice negli ultimi 40 anni di un autentico “ripensamento” della comune percezione dello spazio e del corpo umano, grazie alle sue sculture e installazioni.

Parallelamente alla monografica Essere – visitabile fino al 26 maggio alla Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi, a Firenze – che include l’esposizione della scultura Event Horizon, collocata sul bordo della terrazza del prestigioso museo, l’arte di Gormley è protagonista di un evento che di fatto ricolloca la presenza umana in un’isola ormai disabitata.
Con una formazione in archeologia, antropologia e storia dell’arte e un viscerale interesse verso la diversità delle culture umane e le loro origini, che lo spinse a intraprendere negli anni Settanta un viaggio in autostop attraverso l’Europa, in Turchia, Siria, Libano, Iran, Afghanistan, Pakistan e India, Gormley ha scelto di misurarsi in profondità con l’identità del luogo. Ha collocato 29 sculture, realizzate negli ultimi 20 anni, in vari punti dell’isola; tra queste, 5 gli sono state appositamente commissionate.

I suoi “bodyforms” di ferro, posizionati anche in punti “periferici” del sito, oltre a evocare la figura umana sull’isola, favoriscono la genesi di potenziali incontri in un luogo dal passato denso di mitologia, ritualità, multiculturalismo, ma anche di commerci e scambi.
In questa terra dalla storia singolare e dall’indole cosmopolita, le opere dell’artista si rivelano persino capaci di porre l’accento sulle peculiarità paesaggistiche, finendo per evidenziare – e arricchire – anche gli “angoli” solitamente meno esplorati.

[Immagine in apertura: Antony Gormley, Sight, Isola di Delo, Grecia, 2019 | photo © Oak Taylor Smith via neon.org.gr | Courtesy NEON; Ephorate of Antiquities of Cyclades & the artist]