La biennale Manifesta farà tappa a Pristina, nel 2022

4 maggio 2019


In attesa di raggiungere Marsiglia, ospite della 13esima edizione nel 2020, Manifesta guarda a un futuro ancora più lontano, annunciando il nome della città in cui farà tappa nel 2022. Sarà Pristina, in Kosovo, ad accogliere il 14esimo appuntamento con la biennale nomade europea, che nel 2018 ha scelto Palermo come suo interlocutore.

Istituita all’inizio degli anni Novanta con l’intento di approfondire le trasformazioni della cultura in Europa, Manifesta ha scelto Pristina come sua “dimora” nel 2022 per l’importanza geografica e geopolitica dei Balcani in relazione alla recente storia europea e al suo futuro, offrendo ai cittadini l’occasione di reclamare il proprio spazio pubblico utilizzando l’arte e la creatività come strumenti.

Centro urbano in rapida evoluzione, Pristina, posta al crocevia tra Europa dell’est ed Europa dell’ovest, consentirà a Manifesta di mettere in evidenza l’identità composita di un Paese come il Kosovo attraverso le pratiche sociali e la cultura contemporanea. Sono queste le ragioni che hanno spinto il Consiglio della Fondazione Manifesta a selezionare la proposta ufficiale presentata dal Comune di Pristina, suscitando l’entusiastica reazione del sindaco della città, Shpend Ahmeti, che così ha commentato: “In un luogo in cui il 50% della sua popolazione ha meno di 25 anni, dove l’architettura ottomana si mescola felicemente con quella neoliberale del dopoguerra, c’è molto da discutere e molto da fare; e sicuramente c’è molto spazio pubblico di cui riappropriarsi. Manifesta è ciò di cui abbiamo bisogno non solo per portare avanti una discussione onesta sul futuro della città, ma anche perché eventi come Manifesta sono simbolo della rinascita delle città che li ospitano, come anche dell’arte e dell’architettura nei Balcani occidentali”.

Emblematiche anche le parole di Hedwig Fijen, direttrice di Manifesta: “La paralisi culturale, legale e politica degli anni ’90 ha comportato una perdita di senso dello spazio pubblico e una mancanza di riconoscimento per ciò che è comune. Spero che Manifesta possa fornire a Pristina i mezzi per ricostruire, ridefinire e reclamare uno spazio pubblico radicalizzato e diversificato, che sembra ancora oggi essere considerato come un atto sovversivo culturale, e che può manifestarsi in un’ancora più forte richiesta di cambiamento”.