Corpo e inconscio negli scatti di Marc Pataut

27 agosto 2019


Non è una retrospettiva ma un vero e proprio focus monografico l’esposizione che, fino al 22 settembre, il Jeu de Paume di Parigi dedica al fotografo Marc Pataut. Proximities, questo il titolo della rassegna, riunisce nella Ville Lumière circa quindici serie di scatti firmate dall’artista fra il 1981 e i giorni nostri, mettendo in luce le peculiarità della sua poetica.

Le immagini, molte delle quali presentate al grande pubblico per la prima volta, rivelano l’interesse di Pataut sia per la dimensione corporea, fisica, individuale sia per le dinamiche sociali e politiche di una determinata epoca e di un preciso contesto geografico, trovando nel bianco e nero uno degli strumenti chiave per veicolare un’indagine dai risvolti profondi.

Risale al 1981 un’esperienza determinante per lo sviluppo del linguaggio fotografico di Pataut: impiegato come “infermiere-fotografo” presso l’ospedale di Aubervilliers, l’artista consegnò delle macchine fotografiche ad alcuni bambini affetti da problemi psichici. L’uso che ne fecero fu illuminante per Pataut, che comprese il valore “viscerale” della fotografia, capace di restituire sia i movimenti del corpo sia quelli dell’inconscio.

Dal 1989 Pataut ha integrato la ritrattistica nella sua produzione fotografica, dando vita a scatti dal forte impatto visivo, peculiarità che si ritrova anche nelle immagini di denuncia sociale e a sfondo didattico realizzate da Pataut nell’arco della sua carriera. Il risultato è un mosaico composito, frutto di un’attenzione al reale che non conosce soste.

[Immagine in apertura: Marc Pataut, Sylvie Dureuil, Douchy-les-Mines, 11 juillet 2011, projet Humaine © Marc Pataut]