Addio a Yona Friedman, l’architetto delle utopie realizzabili

21 febbraio 2020

Yona Friedman. Sculpting the void. Installation view at Francesca Minini, Milano 2020. Courtesy Yona Friedman, Fonds de Dotation Denise et Yona Friedman, Jean-Baptiste Decavèle, Francesca Minini. Photo credit Alessandro Zambianchi

Con la scomparsa di Yona Friedman, avvenuta a Parigi, il mondo dell’architettura perde un protagonista acuto, brillante e visionario, artefice di un percorso personalissimo, impossibile da racchiudere in un’unica definizione. Scomparso all’età di 96 anni, come annunciato sul suo account Instagram, l’architetto e teorico franco-ungherese si era trasferito dall’Ungheria ‒ era nato a Budapest, nel 1923 ‒ in Israele dopo la formazione; in seguito, la capitale francese divenne la sua città adottiva.

UN’ARCHITETTURA PER LE PERSONE

Emerso nella scena internazionale tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, si fece conoscere grazie a progetti potenti e innovativi come la “Ville Spatiale” o Città Spaziale  un’enorme sovrastruttura che consentiva alle persone di costruire i propri habitat, risalente al 1958  e, soprattutto, con il Manifesto dell’architettura mobile. Conosciuto per le sue posizioni radicali in merito alla società contemporanea, Yona Friedman ha operato in diversi ambiti, distinguendosi anche nel settore artistico. Tra i suoi lavori più recenti, si ricordano la sua prima opera pubblica negli Stati Uniti: Space-Chain Phantasy, a Miami, realizzata meno di un anno fa. Nell’estate del 2016, inoltre, era stato invitato a concepire un intervento temporaneo a Londra, parallelamente al Serpentine Pavilion.

Numerose le sue partecipazioni a eventi di rilievo globale, come la Biennale di Venezia; altrettanto nutrito il numero di installazioni, mostre (come quella attualmente in corso alla galleria Francesca Minini di Milano) e interventi commissionati da prestigiose istituzioni culturali. Docente in vari atenei americani, tra cui MIT e Harvard, è stato autore di saggi e manuali; in questi ultimi, in particolare, ha trasferito le sue modalità di insegnamento, ricorrendo a espedienti comunicativi di immediata comprensione. Disegnatore talentuoso, nel 1974 scrisse Utopie Realizzabili, considerato dalla critica uno dei suoi testi più rappresentativi.

[Immagine in apertura: Yona Friedman. Sculpting the void. Installation view at Francesca Minini, Milano 2020. Courtesy Yona Friedman, Fonds de Dotation Denise et Yona Friedman, Jean-Baptiste Decavèle, Francesca Minini. Photo credit Alessandro Zambianchi]