Un mosaico di opere d’arte sulle Mura Aureliane di Roma

25 Ottobre 2020

Insieme, Roma 2020, courtesy Zètema

Di fronte ai grandi cambiamenti che punteggiano la Storia, arte e creatività rappresentano da sempre uno strumento per rispondere alla mancanza di certezze, unite a un viscerale desiderio, da parte dell’essere umano, di cercare nella collettività un sostegno contro la paura. Oggi più che mai il gesto artistico rappresenta un rifugio nel quale trovare riparo dalle inquietudini di cui è intriso il presente, come dimostra Insieme (nell’immagine in apertura, courtesy Zètema), la rassegna curata a Roma da Gianni Politi in collaborazione con Matteo d’Aloja.

A renderla particolarmente attuale è la scelta di esporre le opere dei diciannove artisti selezionati sulle Mura Aurealiane di Roma, affiancando all’esigenza di una fruizione in sicurezza la necessità di rinsaldare il legame imprescindibile con il contesto urbano, nel solco di un dibattito altrettanto attuale sul ruolo e sulla valenza dei monumenti. “Lavorando oramai da dieci anni nel quartiere di San Lorenzo, all’ombra delle Mura Aureliane, ho smesso di viverle come un monumento cercando di dialogarci come un mezzo per parlare di arte contemporanea: le Mura diventano mura. Sono una perfetta metafora dell’atteggiamento necessario da assumere in tempi incerti e complessi come questi, dove gli artisti sono moralmente chiamati a parlare. Voglio attaccare su queste Mura le nostre Opere per raccontare il presente. Comporre un’unica grande Opera, come un mosaico per Roma, Insieme“, ha dichiarato Politi.

GLI ARTISTI IN MOSTRA SULLE MURA ROMANE

Maurizio Altieri, José Angelino, Micol Assaël, Elisabetta Benassi, Joanne Burke, Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Rä di Martino, Giuseppe Gallo, Vostok Lake, Emiliano Maggi, Marta Mancini, Andrea Mauti, Nunzio, Lulù Nuti, Alessandro Piangiamore, Gianni Politi, Pietro Ruffo e Delfina Scarpa sono gli autori delle opere che, fino al 30 novembre, trovano dimora sulla porzione di Mura Aureliane in prossimità di via di Porta Labicana, sfidando le intemperie e lo scorrere del tempo.

L’allestimento è stato ideato per essere una macchina teatrale invisibile”, chiarisce d’Aloja. “Ci siamo imposti dei limiti, tra cui la mancanza di copertura che espone le Opere alle intemperie. La libertà di esporre all’aperto permette di apprezzare i lavori secondo le diverse luci del giorno e della notte. Alla fine della loro esposizione saranno mutate, danneggiate o semplicemente alterate. Sarà interessante vederne il costante cambiamento”. Un invito a stare nel “qui e ora”, dunque, senza però avere timore del domani.