I ritratti di Cindy Sherman per la prima volta in versione arazzo

6 Aprile 2021

Installation view, Cindy Sherman, Tapestries.February 16–May 1, 2021, Sprüth Magers, Los Angeles © Cindy Sherman Courtesy the artist, Sprüth Magers and Metro Pictures, New York. Photo Robert Wedemeyer

Film still che si presentano come fossero nature morte. Giochi di specchi dove la verità si rivela finzione, e viceversa. Quelli di Cindy Sherman sono divertissement solitari che si muovono tra confini diversi: si tratta di performance, fotografia o pura investigazione sociologica sui temi dell’identità?

Nata nel New Jersey nel 1954, e considerata uno dei nomi di riferimento della Pictures Generation, la camaleontica artista americana torna a far parlare di sé con un nuovo progetto espositivo. Un progetto inedito, che arriva a circa un anno di distanza dalla mega-collettiva al Worcester Art Museum, e a due anni dall’acclamata personale alla National Portrait Gallery di Londra. A ospitarlo è la sede di Los Angeles della galleria Sprüth Magers, l’istituzione da circa quattro decenni “alle spalle” della Sherman.

OLTRE LA FOTOGRAFIA

Visitabile fino al prossimo 1° maggio, la rassegna – dal titolo Tapestries – è la prima per la Sherman nella sede losangelina. A essere posti sotto i riflettori non sono tuttavia i consueti ritratti fotografici dell’artista, bensì un vasto corpo di arazzi che riprendono i temi da sempre al centro della sua ricerca, traducendoli attraverso una pratica mai sperimentata prima d’oggi.

Sono circa una dozzina i lavori esposti: opere di grandi dimensioni che riportano gli acclamati volti “camuffati” della Sherman all’interno di drappeggi dall’effetto ironico e straniante. Prodotti in Belgio e realizzati in cotone, lana, acrilico e poliestere, gli arazzi amplificano su larga scala una selezione di ritratti pubblicati di recente sul profilo Instagram dell’artista: foto create tramite l’uso di app e filtri speciali, impossibili da riprodurre in alta risoluzione a causa del formato ridotto, e per questo intessute fino a formare grandi “tappeti” colorati. In questo modo l’effetto “pixelato” delle immagini viene sostituito dagli intrecci della tessitura, dando vita a interventi in cui pratica artigianale e nuove tecnologie dialogano e si scambiano di posto.

I SELFIE DI CINDY SHERMAN

I temi esplorati all’interno delle singole opere sono quelli che da sempre contraddistinguono la pratica della Sherman: l’estetica del brutto, il soggetto come inganno voluto, i limiti del rappresentabile, i dubbi sull’identità di genere. Una galleria di stereotipi “smascherati”, come sempre e più di sempre, con distacco e ironia.

[Immagine in apertura: Installation view, Cindy Sherman, Tapestries.February 16–May 1, 2021, Sprüth Magers, Los Angeles © Cindy Sherman Courtesy the artist, Sprüth Magers and Metro Pictures, New York. Photo Robert Wedemeyer]