La nuova organizzazione che calcola l’impatto dell’arte sull’ambiente

27 Ottobre 2020

GCC founding team. Photo courtesy of Gallery Climate Coalition

Arte e ambientalismo. Creatività e sostenibilità. Queste parole sono state accostate negli ultimi anni in maniera sempre più insistente, a fronte del rinnovato interesse da parte degli operatori culturali verso i temi della questione ecologica e della responsabilità sociale. Artisti come Leandro Erlich, Tomás Saraceno e Olafur Eliasson – quest’ultimo autore della recente installazione pubblica sui ghiacciai dell’Alto Adige – hanno fatto dell’attivismo ambientale un vero e proprio “marchio di fabbrica”, realizzando opere destinate a ridefinire il rapporto tra uomo e natura. Ma come se la cavano i loro colleghi?

Il mondo dell’arte, infatti, nonostante abbia spesso utilizzato il tema della sostenibilità e dell’ecologismo come “manifesto” per mostre e rassegne di ogni tipo, continua a dimostrare non poche contraddizioni sull’argomento. Ne sono un esempio le mega fiere che ogni anno trovano spazio nelle capitali del pianeta, concentrando in aree altamente urbanizzate centinaia di migliaia di persone. E poi ancora i grandi eventi espositivi, lo spostamento di opere d’arte da una parte all’altra del globo e la produzione stessa dei lavori, non di rado frutto dell’impiego di materiali incompatibili con una visione sana e moderata delle risorse industriali.

GALLERY CLIMATE COALITION

A fare luce sulla situazione, offrendo nuovi spunti di riflessione sul tema, è oggi la GCC – Gallery Climate Coalition, l’organizzazione senza scopo di lucro pensata per un mondo artistico più green e sostenibile, mediante la proposta di linee guida e risorse necessarie.

Lanciata ufficialmente in questi giorni con un’apposita piattaforma digitale, e sviluppata negli ultimi mesi di pandemia, la GCC riunisce per la prima volta sotto un unico programma alcune tra le istituzioni e le organizzazioni più prestigiose del panorama artistico internazionale: dalla Thomas Dane Gallery alla Kate MacGarry, dalla Lisson Gallery a Sadie Coles HQ. E poi ancora Frieze, Artlogic e Scott & Co. L’obiettivo comune delle varie voci coinvolte è ridurre della metà le emissioni di carbonio nei prossimi dieci anni, promuovendo allo stesso tempo metodi di lavorazione delle opere che possano azzerare quasi del tutto la produzione di rifiuti.

GLI STRUMENTI OFFERTI DAL SITO

Accedendo alla pagina web dell’organizzazione – aperta alla partecipazione di artisti, gallerie e professionisti dell’arte di tutto il mondo – vengono offerti una serie di strumenti per quantificare il proprio impatto sull’ambiente. Un esempio? Il Carbon Calculator, un calcolatore di emissioni di carbonio disponibile gratuitamente per tutti i membri del GCC. Progettato insieme alla società Artlogic, e pensato appositamente per il settore commerciale dell’arte, esso permette di determinare l’impronta di carbonio rilasciata dalle mostre, dalle fiere e dai grandi eventi artistici. Inserendo una serie di dati logistici e produttivi, il calcolatore fornisce infatti delle stime accurate sulle emissioni di anidride carbonica, offrendo un’occasione di confronto in merito all’impatto di un determinato evento sull’ambiente.

Il sito è arricchito inoltre da una serie di ricerche aggiornate su alcuni aspetti specifici quali viaggi, spedizioni, packaging e riciclaggio, e da un’apposita sezione con video-interviste rivolte ad alcune delle voci più influenti del mondo dell’arte: tra gli ospiti Maria Balshaw (direttrice della Tate di Londra), Greg Hilty (direttore della Lisson Gallery) e Matthew Slotover (co-fondatore di Frieze), quest’ultimo impegnato in uno speech sulla capacità di convertire il pensiero in azione.

[Immagine in apertura: GCC founding team. Photo courtesy of Gallery Climate Coalition]