L’anima di Pompei svelata dalle fotografie di Luigi Spina

3 Aprile 2021

M. Lucrezio Frontone, Regio V, Insula 4 02 ©luigispina

Non è la prima volta che il Parco Archeologico di Pompei decide di dedicare la sua attenzione ai linguaggi della fotografia. Raccontato alla fine del 2019 attraverso le evocative immagini in bianco e nero del maestro giapponese Kenro Izu, il sito campano è attualmente al centro di un nuovo progetto documentaristico: un’iniziativa pensata per narrare, in maniera intima e profonda, l’antica città ai piedi del Vesuvio.

Autore di questa inedita impresa è Luigi Spina, nome di riferimento dell’arte dello scatto. Da sempre impegnato per “riportare in vita” i monumenti del passato, attualizzandone la bellezza e il valore culturale in chiave contemporanea, l’artista condurrà una ricerca visiva suddivisa in due tranche: la prima dedicata alla creazione di una serie di foto in bianco e nero delle case e delle vie pompeiane; l’altra che introduce il colore, con rappresentazioni degli edifici così come appaiono dal vero.

IL PROGETTO FOTOGRAFICO DI LUIGI SPINA

Il “doppio” titolo dell’intero progetto riassume già in partenza lo spirito “sequenziale” di questa operazione. Interno Pompeiano e Archivio dello Spazio si rivolgerà prima di tutto agli ambienti interni delle domus, restituendo, attraverso immagini di forte fascino, gli spazi “familiari” delle singole dimore. Protagonista di questa fase sarà la luce naturale, colta nelle varie ore del giorno consentendo di ammirare le sedi in tutta la loro fragilità e mutevolezza.

Il progetto artistico si completerà con l’indagine dedicata ai dettagli e al tessuto decorativo dei monumenti esterni e delle abitazioni. In questo caso a occupare la scena sarà la materia, con l’obiettivo di mostrare le superfici delle architetture e la loro (r)esistenza fino ai nostri giorni.

LE PAROLE DI MASSIMO OSANNA

Pompei è la città delle mutazioni, dei cambiamenti. È proprio il fattore temporale, lo scorrere degli anni, che restituiscono una diversa visione della città”, ha ribadito Massimo Osanna, il direttore uscente del Parco. “Dalla metà del Settecento, disegnatori, pittori, filosofi, poeti, letterati, viaggiatori e poi i fotografi hanno subito il fascino della città sepolta. Hanno percepito la dimensione della catastrofe storica e umana. L’immagine fotografica, medium contemporaneo del nostro presente, è fisiologicamente legata alla città del vulcano. Il duplice progetto fotografico di Luigi Spina è una ricerca autoriale, una ricerca visiva epica, mai prima tentata, per le ovvie finalità scientifiche”.

A termine del lavoro, le foto costituiranno infatti un nuovo patrimonio visivo per il Parco e per il sito di Pompei, libere di viaggiare per il mondo e farsi ammirare, tramandando l’anima più intima e profonda dell’antica città.

POMPEI NEGLI SCATTI DI LUIGI SPINA

[Immagine in apertura: M. Lucrezio Frontone, Regio V, Insula 4 02 ©luigispina]