Copenaghen, la nuova “casa” dei panda è firmata Bjarke Ingels

4 novembre 2019


Si visitano gli zoo attratti dalla possibilità di un’osservazione ravvicinata degli animali, che consenta di cogliere aspetti dei loro comportamenti e delle loro abitudini. Le maggiori attenzioni destinate alla permanenza degli animali in questi ambienti spingono ormai da tempo i soggetti che gestiscono giardini o parchi zoologici ad affidare la progettazione degli spazi in cui le diverse specie vivranno a team di esperti multidisciplinari.

Un’esperienza di questo tipo arriva dalla capitale danese, dove la nuova “casa” dei panda giganti, Mao Sun e Xing Er, è stata realizzata dallo studio di architettura BIG ‒ Bjarke Ingels Group. Si tratta dello stesso team che di recente, proprio a Copenaghen, ha ultimato il cantiere di Copenhill, il termovalorizzatore “a misura d’uomo”, sopra al quale è possibile persino sciare.

YIN E YANG

Arrivati in Danimarca da Chengdu, il capoluogo della provincia cinese di Sichuan dove è attiva un’importante struttura di ricerca per panda giganti e altri animali rari, Mao Sun e Xing Er hanno a loro disposizione una dimora circolare, evocativa del tradizionale concetto dello Yin e Yang. A ciascun esemplare è destinata un’area individuale, poiché “la loro natura solitaria richiede due habitat simili ma separati”, come ha dichiarato il fondatore dello studio BIG, Bjarke Ingels.

L’intervento, che è stato finanziato dalle donazioni di alcune tra le principali aziende del Paese nordeuropeo, ha previsto anche la ridefinizione degli spazi esterni, attorno alla casa. In particolare, le piante collocate accanto alla Panda House assecondano la necessità dei panda di “essere in grado di trovare sia l’ombra che il sole, nonché l’acqua e il fogliame“, ha precisato ancora Ingels. I due animali hanno l’opportunità di muoversi, a secondo della stagione, delle temperature e delle rispettive preferenze, all’interno delle due foreste che sono state piantumate, una delle quali composta di piante di bambù.

[Immagine in apertura by Rasmus Hjortshøj]


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