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Il conflitto contemporaneo, secondo Pablo Picasso

4 gennaio 2019

Pablo Picasso, Massacre en Korea, 1951

Si inscrive nel calendario di appuntamenti che animano la rassegna Picasso-Méditerranée, avviata nel 2017 e destinata a concludersi quest’anno, la mostra allestita fino al 3 marzo presso il Carré d’Art di Nîmes.
Picasso. A period of conflict mette in luce un aspetto peculiare della poetica picassiana: l’approccio agli avvenimenti politici e sociali in cui l’artista era immerso.

L’esposizione si colloca così nel novero degli eventi che guardano al legame tra Picasso e l’ambiente mediterraneo, sottolineandone le caratteristiche. Grazie al prestito di 37 opere da parte del Musée Picasso di Parigi, capofila dell’iniziativa, la mostra di Nîmes si concentra sugli anni dei conflitti, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale.

Fin dal 1937, anno in cui l’artista realizzò Guernica, Picasso dimostrò una particolare attenzione verso l’attualità, con un occhio di riguardo nei confronti della situazione spagnola. Quei tempi bui e difficili trovano riflesso in molti suoi lavori dell’epoca, spaziando dai ritratti ai paesaggi alla natura morta. Basti pensare alla violenza efficacemente tratteggiata ne La Suppliante o alla serie delle figure femminili piangenti o, ancora, all’opera Cat catching a bird.

Il museo francese innesca anche un dialogo fra l’esempio picassiano e alcuni esiti dell’arte contemporanea, ben testimoniati dalla mostra parallela Lignes de Fuite (Vanishing Points), una collettiva in cui prendono la parola artisti del calibro di Ibro Hasanovic, Adrian Paci, Mounira Al Solh e Khalil Rabah, originari dell’Europa dell’est e del Medio Oriente.

[Immagine in apertura: Pablo Picasso, Massacre en Korea, 1951]


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