Dal 20 aprile al 24 novembre il Padiglione Italia si apre ai visitatori. A cura di Luca Cerizza, il progetto ha il suo nucleo centrale in una grande installazione sonora e ambientale dell’artista Massimo Bartolini.

Archiviate le polemiche e le immancabili perplessità susseguenti all'annuncio dei protagonisti del Padiglione Italia, resta l'evidenza dei fatti: quello messo a segno dall'artista Massimo Bartolini e dal curatore Luca Cerizza è un progetto complesso e sofisticato, indubbiamente tra i più interessanti di questa 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.Ospitata come di consueto alle Tese del Giardino delle Vergini, la mostra (promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura) è un'elegante e raffinata riflessione sul valore dell'ascolto, a partire dal titolo: Due qui / To Hear, un gioco di parole che scaturisce dalla traduzione volutamente errata tra italiano e inglese. Le assonanze tra le due frasi tradiscono il loro significato originale, evidenziando il carattere attivo dell'ascolto; ascolto verso se stessi, oltre che verso l'altro.IL PADIGLIONE ITALIA ALLA BIENNALE 2024Visitabile per tutto il periodo della Biennale, fino al 24 novembre 2024, il progetto espositivo occupa il Padiglione Italia nella sua interezza, trasformando gli ambienti dell'Arsenale in una serie di luoghi sospesi nel tempo, da vivere in profonda risonanza con il proprio io.Ad accogliere il pubblico, nella Tesa 2, è la piccola statua in bronzo di un Pensive Bodhisattva – figura iconografica dell’arte buddhista che rappresenta un uomo che, raggiunta l’illuminazione, vi rinuncia volontariamente per indicare la via agli altri uomini, abbracciando l’inazione. Collocata in cima a una lunghissima canna d’organo che produce un lieve suono prolungato, il pensatore introduce il concept del progetto, guidando i visitatori nella seconda sala, caratterizzata da una complessa struttura labirintica costruita con materiali da cantiere. Emulando la pianta di un giardino barocco all'italiana, con tanto di fontana circolare collocata nel mezzo, i tubi industriali di metallo si districano nell'ambiente, trasmettendo il suono in La bemolle creato da Caterina Barbierie Kali Malone, giovani talenti del filone elettronico e sperimentale.L'INSTALLAZIONE DI MASSIMO BARTOLINIInfine, un’ulteriore suggestione acustica è custodita dal Giardino delle Vergini, anch'esso incluso nel progetto del Padiglione: si tratta di un coro per tre voci, campane e vibrafono composto dal maestro della musica minimalista Gavin Bryars insieme a suo figlio Yuri Bryars. La composizione si ispira al testo del poeta argentino Roberto Juarroz A veces ya no puedo moverme (Certe volte non riesco più a muovermi), che allude a un essere umano che si percepisce come un albero ed è connesso al mondo attraverso le sue radici, in un rapporto osmotico tra sé e l’altro.Arricchito nel corso dei mesi da ulteriori contributi performativi (tra letture, incontri e reading), il Padiglione Italia sposa e soddisfa così il tema portante di questa Biennale: Stranieri Ovunque / Foreigners Everywhere, proponendone un’ulteriore declinazione, per la quale il non essere straniero deve iniziare con il non essere stranieri a se stessi.[Immagine in apertura: Massimo Bartolini, Due qui, 2024. Courtesy l’artista, Massimo De Carlo, Frith Street Gallery e Magazzino. Foto © Agostino Osio per AltoPiano]
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