L’8 marzo 2008 l’artista Pippa Bacca inizia un viaggio dal grande valore simbolico, il cui scopo è portare un messaggio di pace attraversando in autostop Paesi e regioni martoriati dalla guerra. Un nuovo libro racconta quell'esperienza finita in tragedia, riflettendo sul ruolo della donna nella società di oggi e sulle delicate frontiere tra arte e vita.

Pochi altri casi come quello di Pippa Bacca riescono a riassumere in maniera più fulgida e lampante il concetto (retorico, romantico, vero) che per un artista vita e ricerca coincidono. Una sovrapposizione, quella tra missione artistica e biografia, che ha finito con l'assumere connotazioni drammatiche nel caso della giovane performer milanese. LA PERFORMANCE DI PIPPA BACCA Era l'otto marzo 2008 quando Giuseppina Pasqualino di Marineo (meglio nota, appunto, con lo pseudonimo di Pippa Bacca) decideva di iniziare una delle performance più poetiche ed eloquenti della storia recente. Con indosso un abito da sposa, la donna – figlia di una nobile famiglia meneghina, e nipote di Piero Manzoni – attraversa in autostop Paesi e regioni martoriati dalla guerra. Partendo da Milano, l'artista è intenzionata a raggiungere Gerusalemme. La performance – dal titolo Spose in viaggio – viene documentata nel corso delle varie tappe con foto e brevi filmati, fino al suo tragico epilogo, quando in Turchia un camionista che le aveva dato un passaggio violenta e uccide la donna senza pietà. L'opera, e dunque la vita dell'artista, termina in quel momento, mettendo fine al progetto e nondimeno portando in alto la figura di una donna, Pippa Bacca, coraggiosa e determinata a combattere le ingiustizie con l'arte. A costo di pagarne gli effetti a caro prezzo. IL NUOVO LIBRO DI NATHALIE LÉGER Il nuovo saggio di Nathalie Léger è proprio un omaggio all'azione e alle intenzioni di Pippa. Pubblicato dalla casa editrice La Nuova Frontiera, il libro – dal titolo L'abito bianco (nell'immagine in apertura un dettaglio della copertina) – ricostruisce e ripercorre quella storica azione artistica, trasformandola da notizia di cronaca a pretesto per guardare in faccia quei fantasmi che ci abitano: gli stessi che hanno condotto Pippa Bacca alla morte e che ancora tormentano la nostra società. Scritto con un linguaggio amabile, a tratti intimo fino a sembrare un memoir personale, il saggio riflette sui rischi che le donne incontrano nella vita e nell'arte, e su quello che sembra essere il messaggio centrale della performance di Bacca – ovvero il desiderio di porre rimedio all'insondabile natura della violenza e della guerra attraverso l'immagine simbolica della femminilità. LE PAROLE DELL'AUTRICE “Anche se non riusciamo a capirli, dobbiamo prendere sul serio i gesti più insensati. Ero immersa in questi ragionamenti quando ho sentito parlare di un'artista italiana che, a tutti gli effetti, aveva compiuto un gesto assurdo”, scrive Léger nelle prime pagine del libro. “Per tutto il 2008, la stampa italiana aveva riportato nei dettagli la sua performance, come era partita da Milano vestita con un abito da sposa, e come era voluta arrivare a Gerusalemme in autostop, passando per i Balcani, la Bulgaria, la Turchia, la Siria, la Giordania, il Libano. Un conduttore televisivo aveva bruscamente dichiarato che la giovane artista aveva confuso erroneamente l'arte con la vita. È così che, decidendo mio malgrado di fare di questa confusione il soggetto incerto della mia ricerca, affidandomi allo scintillio smorzato che era esploso silenziosamente dietro le quinte del mio spirito durante la messa in onda di questo telegiornale, mi sono interessata alla storia di questa giovane donna, proprio quando (e forse perché) mi è stato detto che non era certo fosse un'artista, ma, a detta di alcuni, era piuttosto un'idealista”.
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