Fra i capolavori che popolano la mostra-omaggio a Mondrian in Germania c'è anche l'opera che recentemente ha fatto molto parlare di sé poiché sarebbe stata appesa al contrario per decenni.

Per celebrare i 150 anni dalla nascita dell'artista, la Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf ospita fino al 12 febbraio 2023 una grande mostra dal titolo Mondrian. Evolution. La rassegna include novanta opere dell’artista e permette di scoprire il lungo approssimarsi di Mondrian all'astrazione a partire da premesse totalmente realistiche all'interno di un discorso figurativo consolidato: per molti versi, la “liberazione” del maestro del Neoplasticismo dalla rappresentazione dell'esistente coincide con l'evoluzione stessa della storia dell'arte. Molti infatti conoscono le griglie rigidamente geometriche bianche e nere riempite con campiture di colori squillanti e uniformi della sua maturità, ma non è ancora molto nota la sua fase giovanile, caratterizzata invece da uno stile che si rifaceva alla Scuola dell'Aia, profondamente influenzata dal Realismo e dall'Impressionismo. La disposizione cronologica del percorso espositivo lungo assi longitudinali permette giustapposizioni inattese, affiancando i due momenti della personalissima evoluzione di Mondrian: vicino al Faro di Westkapelle del 1910 troviamo infatti la neoplastica Composizione in blu e bianco del 1936. LA MOSTRA SU MONDRIAN A DÜSSELDORF All'inizio della sua carriera (durata ben cinque decadi), Mondrian realizzava opere che si rifacevano alle tematiche classiche della pittura dei Paesi Bassi, come interni d'abitazione e paesaggi sotto cieli grigi e piovosi. Nel 1908 però per Mondrian avvenne una prima riflessione critica sulla necessità di rinnovare il suo linguaggio artistico. In quegli anni infatti Mondrian venne a conoscenza dell'opera di Vincent van Gogh, che proprio in quegli anni veniva riscoperto: nel 1905 ebbe infatti luogo la fondamentale esposizione a lui dedicata presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Altre fonti d'ispirazione furono per Mondrian il Simbolismo di Jan Toorop e la Teosofia, che lo portarono a un approccio innovativo nei confronti dell'oggetto rappresentato, cercandone l'essenza profonda più che l'apparenza esteriore. Il successivo momento nodale fu nel 1911, quando a Parigi Mondrian conobbe l'approccio cubista di Georges Braque e Pablo Picasso: l'artista aveva ormai quasi quarant'anni, ma era pronto a ripensare totalmente la sua estetica. Da allora i colori iniziarono a essere più puri e squillanti al posto dei grigi o del color terra tipico delle sue prime opere. Anche la linea inizia a essere sempre più importante per lui: da un tratteggio disordinato, il suo disegno diviene sempre più pulito ed essenziale, con linee rette ben delineate. LO STILE E LE OPERE DI MONDRIAN Dopo la Prima Guerra Mondiale, all'età di cinquant'anni, Mondrian tornò a Parigi, e nel 1920 pubblicò sulla rivista De Stijl il primo articolo teorico dedicato a definire le basi della nuova corrente del Neoplasticismo, ormai totalmente priva di ogni necessità figurativa. Ma l'evoluzione di Mondrian proseguì anche quando l'artista lasciò Parigi per New York nel 1940: fu in quell'occasione che Piet scoprì i ritmi liberi del jazz e del boogie-woogie. Le sue opere dell'epoca diventano quasi delle composizioni ritmiche. Proprio un lavoro del periodo americano, New York City I, ha creato recentemente scompiglio per via della notizia secondo la quale l'opera sarebbe stata esposta per decenni ruotata rispetto alla posizione intesa dall'autore, come dimostrato da una fotografia dello studio di Mondrian pubblicata nel 1944: anche quest'opera, di proprietà proprio del museo di Düsseldorf, è in mostra, assieme a capolavori quali Composizione con giallo del 1930 e Ritmo di linee nere del 1937-42. [Immagine in apertura: Piet Mondrian, Composition No. 3 with colored areas, 1917. Oil on canvas, 48 x 61 cm, Kunstmuseum Den Haag/ The Hague]
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