Scoperto il più antico testo di astronomia della storia
ALTRO
Alcuni brani del perduto “Catalogo stellare” dell'astronomo Ipparco potrebbero essere stati rinvenuti al di sotto di un testo medievale rinvenuto in Egitto. Per datare il testo al II secolo a.C., è stato sfruttato un fenomeno astronomico la cui scoperta è attribuita proprio a Ipparco.
Il greco Ipparco di Nicea, vissuto tra 190 e il 120 a.C., fu
uno dei primi astronomi dell'antichità a investigare i misteri del cielo con
gli strumenti della matematica, ma nulla (a parte un breve commento) ci è
pervenuto dei suoi scritti. Eppure oggi c'è chi sostiene di aver compiuto una
scoperta clamorosa: all'interno di un testo proveniente da un monastero
greco-ortodosso del Monte Sinai e conservato a Washington presso il Museum of the Bible potrebbero
essere celate alcune annotazioni astronomiche del II secolo a.C., l'epoca in
cui visse Ipparco.
I DETTAGLI DELLA SCOPERTA
La vicenda della scoperta è entusiasmante: nel 2012 il
professor Peter Williams affida ai suoi studenti il compito di analizzare un
volume in pergamena, il Codex Climaci Rescriptus, un libro proveniente
dall'Egitto di epoca medievale. Dato il valore della pergamena, spesso i fogli
venivano utilizzati come palinsesto: il testo era cancellato tramite
raschiatura e il foglio veniva riscritto. Durante la traduzione, lo studente
Jamie Klair nota che in alcuni fogli erano presenti tracce di un testo
sottostante di carattere astronomico. Il contenuto è stato indagato nel 2017
con un'analisi multispettrale e nel 2021 Williams ha confermato che in almeno
nove pagine del libro sono presenti delle dettagliate misurazioni astronomiche
realizzate con uno stile compatibile con il perduto “Catalogo stellare” di
Ipparco.
IPPARCO E L’ASTRONOMIA
Ma come dimostrare che si tratta del più antico testo di
astronomia giunto fino a noi? Gli archeoastronomi determinano la data di un
accadimento attraverso la precessione degli equinozi, un fenomeno il cui
scopritore è identificato in Ipparco di Nicea. Il cielo che osserviamo oggi è
allineato in maniera leggermente diversa a quello di duemila anni fa: la Terra,
infatti, come una trottola che ruota a tutta velocità, tende a “sbandare”
leggermente, e il suo asse di rotazione compie un lentissimo movimento
circolare della durata di 25772 anni. Ipparco riuscì a calcolare e prevedere
l'entità di queste variazioni. Analizzando la posizione delle stelle menzionate
con precisione nell'elenco astronomico nascosto nel Codex Climaci Rescriptus
è stato possibile quindi determinare la data delle misurazioni: il 129 a.C.,
nove anni prima della morte di Ipparco.
LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA GRECA
La tentazione di attribuire il testo al grande astronomo
greco è molto forte, anche se non è stata ancora dimostrata con sicurezza la
paternità. Ipparco visse e lavorò per gran parte della sua esistenza sull'isola
di Rodi ed è uno degli esempi più fulgidi della cultura ellenistica che già nel
IV secolo a.C., dopo l'epopea di Alessandro Magno, utilizzava un metodo di tipo
scientifico per indagare i misteri della natura in quella che lo storico della
scienza Lucio Russo definisce la “rivoluzione dimenticata”. Il metodo
scientifico verrà poi riscoperto solo nell'Europa del XVI e XVII secolo grazie
a personalità come Francis Bacon, René Descartes, Galileo o Newton.
[Immagine in apertura: Courtesy Museum of the Bible]