Alla scoperta del dialetto. Con Filippo Timi

27 Giugno 2013


C’è la lingua imparata tra i banchi di scuola e quella tatuata nel profondo dell’anima, fedele a una grammatica della tradizione che si perpetua di generazione in generazione. È un inno al dialetto quello che Filippo Timi intona in una nuova puntata di Bookshow, la serie che fa delle più belle città italiane palcoscenico ideale dove incontrare, grazie a interpreti d’eccezione, i più grandi classici della letteratura di ieri e di oggi.

È legato in maniera inestricabile alla sua Perugia e a Ponte San Giovanni, il piccolo borgo alle porte del capoluogo umbro che lo ha visto crescere e muovere i primi passi verso la professione di attore. Timi è cantore innamorato della propria terra, omaggiata attraverso la lettura de La nuvola in pantaloni  di Vladimir Majakovskij, dramma in versi nel quale emerge tutta la carica evocativa di una tra le più straordinarie figure delle cultura del Novecento.

L’omaggio di Timi all’Umbria vive però di una dimensione più intima e personale, condivisa in esclusiva con il pubblico di Sky Arte HD. Sull’onda dei ricordi d’infanzia l’attore ripercorre vicoli e strade, rivive aneddoti e si lascia andare alle più genuine espressioni del vernacolo locale. Il dialetto, lingua popolare, diventa filtro in grado di democratizzare anche le più alte pagine della letteratura di tutti i tempi.

Ecco allora l’incontro con l’Accademia del Dònca e con la casa editrice Morlacchi, da tempo impegnati nella diffusione di testi in puro perugino; ed ecco lo stesso Timi affrontare la traduzione della Divina Commedia  nella lingua dei suoi avi, e portare in teatro una versione locale del Romeo e Giulietta  . L’immediatezza dei modi di dire, l’agile freschezza di brillanti associazioni di idee soffiano aria fresca tra le pagine di classici dal fascino antico.

La curiosità – Si tratta delle fondamenta della letteratura italiana: naturale che la Divina Commedia  sia tra le opere più tradotte in vernacolo. Innumerevoli le versioni dialettali del classico di Dante, in veronese e calabrese, napoletano e piemontese: spesso opera di amatori e appassionati locali, a volte invece firmate da autori di fama. Risale al 1803 il tentativo da parte di Carlo Porta, tra i più grandi letterati lombardi, di tradurre il poema in milanese. Tentativo interrotto dopo la prima cantica: “A mitaa strada de quel gran viacc…