Anni Novanta. Il ritorno del rock

28 maggio 2014

Thom Yorke, leader dei Radiohead

Impossibile generalizzare. Anche perché è facile essere smentiti e dover ammettere che non è affatto vero che gli Anni Ottanta sono stati una decade a basso contenuto rock. Parliamo della stagione dei Queen e dei Guns’n’Roses, dei Dire Straits e dell’affermazione definitiva del metal degli Iron Maiden. Eppure, nell’immaginario collettivo, quel periodo frizzante resta legato al pop e alla disco, a Madonna e Michael Jackson. Perché è solo con il volgere del decennio che le chitarre prendono a ruggire con rinnovato vigore.

Sky Arte HD dedica una serata alle grandi band degli Anni Novanta, passando in rassegna scene, stili, pulsioni e ambiti tra loro mai così diversi. Tutto muove dal gruppo che ha riportato in auge il talentuoso pop-rock inglese, con uno sguardo ai Beatles e l’altro ai Clash: ecco gli Oasis, protagonisti di un live che incendia la natia Manchester. E che prelude allo show degli acerrimi nemici dei Blur, ai quali hanno conteso fino all’ultimo lo scettro della band più amata.

Arriva poi il momento di Omar Pedrini, storico leader dei Timoria, oggi in veste di intervistatore per la serie Meet the Rockers. Al suo fianco, in questo episodio, una band che ha saputo ultimamente rinverdire i fasti di un successo che li ha imposti all’attenzione del mondo proprio con la seconda metà dei Nineties: gli Skunk Anansie, mai così a proprio agio nel corso di un’intervista che racconta gli ultimi progetti di un gruppo entrato di diritto negli annali del rock.

La serata si chiude con due firme dal carattere di spiccata originalità. Da un lato ecco i Green Day, autori di un punk-rock onesto e vigoroso, insieme classico e innovativo; dall’altro ci emozioniamo insieme ai Radiohead. Il loro In Rainbows è, più che un semplice album, un progetto culturale fatto e finito, che segna la precisa volontà di voltare pagina verso un genere che sposi il cantautorato contemporaneo e la sperimentazione. Portandoci con sé nel futuro.

La curiosità – Il loro nome? Un ripiego! I Pearl Jam scelgono di chiamarsi così solo in un secondo momento, dopo le proteste di Mookye Blaylock. Cestista americano cui la band aveva scelto di tributare un omaggio scegliendo per sé il proprio nome.