Arte criminale, Caravaggio alla sbarra

20 Agosto 2013


Difficilmente il binomio tra genio e sregolatezza trova sintesi migliore. Nella straordinaria parabola artistica e nella tormentata vicenda personale di Michelangelo Merisi si rintraccia in modo sublime il corto circuito tra ragione e sentimento, estro e follia. Delitto e castigo, insomma: le traversie giudiziarie, le risse e gli accoltellamenti, i processi e le fughe precipitose, il tormento e la redenzione sono al centro di Caravaggio criminale, show che svela i segreti più inconfessabili dell’artista.

Sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato, uomo di legge sedotto da uno tra i più grandi maestri che l’arte abbia mai conosciuto. Al suo fianco Claudio Strinati, tra i massimi esperti di Caravaggio in attività: l’inedito binomio passa in rassegna, grazie a un’accurata analisi delle fonti storiche, i fatti di cronaca che hanno avuto come protagonista il Merisi, svelando dettagli e inattese verità.

Galeotto fu un sonetto, poesia di invettive volgari e scurrili con cui – siamo nel 1603 – Caravaggio deride Giovanni Baglione, pittore con ottime entrature nella Curia romana, benché dotato di un talento non paragonabile a quello limpidissimo del Merisi. Nasce una causa per diffamazione, che porta il fumantino artista lombardo a placare i bollenti spiriti con un soggiorno forzato nelle galere dello Stato della Chiesa.

Un reato di poco conto, non paragonabile a quello che Caravaggio compie di lì a pochi anni. E che lo tormenterà per tutto il resto della propria vita. Forse un vecchio debito di gioco, forse questioni di cuore; forse ancora una banalissima disputa nata giocando a pallacorda: futili motivi alla base della rissa cruenta che vede il pittore passare a fil di spada il rivale Ranuccio Tomassoni. Trasformando la sua vita nell’infernale perenne fuga di un ricercato.    

La curiosità – Condanna a morte per decapitazione: a ciò va incontro Caravaggio dopo l’assassinio di Ranuccio Tomassoni. L’artista, grazie alla complicità dei suoi nobili e potenti committenti, trova la via della fuga da Roma, ripara a Malta, in Sicilia e infine a Napoli. Dove dà sfogo alla sua frustrazione di ricercato sulla tela. Inquietante il suo Davide con la testa di Golia  , oggi conservato a Villa Borghese. Nel capo mozzato del personaggio biblico è infatti chiaramente riconoscibile l’autoritratto dello stesso Caravaggio.