Bombino, il blues nel deserto

11 Dicembre 2013


Nella loro cultura non esiste la figura del musicista. Non perché non se ne riconosca la dignità o la necessità, al contrario: ma perché la musica è presenza così forte nella vita della comunità da essere patrimonio comune e condiviso. Tra i Tuareg tutti suonano. Tutti cantano. Uomini e donne, vecchi e bambini. Perché per un popolo nomade, che affonda le proprie radici nelle sabbie più effimere, è nell’impalpabile magia della melodia che si rintraccia il senso di identità.

È figura magica quella dell’aggouten , cantastorie depositario della memoria collettiva di intere tribù. Archivio e biblioteca vivente, e come tale primo nemico di chi sogna la sottomissione del fiero popolo del deserto: convinto non a torto che cancellando il passato si possa indirizzare a proprio vantaggio il futuro. Ha pagato sulla propria pelle la passione per la musica Omara Moctar, per tutti Bombino, protagonista a Roma di uno show indimenticabile.

Le telecamere di Sky Arte HD documentano il live dell’artista al Romaeuropa Festival, rassegna che fa della sperimentazione in campo teatrale e musicale il proprio carattere distintivo. Una straordinaria operazione di meticciato culturale quella che ha come protagonista Bombino: nomade per tradizione ed esule per necessità, cacciato dal suo Niger a soli dieci anni; osteggiato e rinnegato a causa delle sue origini. Della sua cultura.

Bombino ripara in Libia e in Algeria. Conosce il rock e il blues, Jimi Hendrix e Mark Knopfler. Capisce che la chitarra, strumento della musica tradizionale del suo popolo, può esprimere anche altre possibilità espressive. Crea un linguaggio nuovo, capace di dare voce all’antico dolore di un popolo oppresso, fratello – grazie al potere unificante della musica – degli altri uomini e donne oppressi e umiliati. In ogni angolo del globo.

La curiosità – Si firma Bombino, ma dovrebbe cambiare il proprio pseudonimo in Bambino. È un riferimento alla parola italiana il nomignolo affibbiato all’artista da Haja Bebe, suo maestro: che lo accoglie come allievo riconoscendo un talento che va oltre la sua tenera età. Quella di un bambino, ovviamente!