Chi vince e chi perde? È tutto relativo!

19 Dicembre 2013


Sono stati incompresi, bistrattati, dimenticati. Hanno conosciuto più cadute che trionfi, ma non hanno mai mollato: anzi. Forti di una fede incrollabile nelle proprie doti artistiche e di una inguaribile fiducia nel futuro si sono rimboccati le maniche, e incuranti dei giudizi altrui hanno continuato a darci dentro. Per se stessi e per i propri fan. Questi ultimi, in fondo, non così pochi… come dimostra la serata che Sky Arte HD dedica ai “beautiful losers” della musica e del cinema.

Nomi troppo presto dati per spacciati da uno show-business crudele e senza scrupoli, per i quali il tempo è stato davvero gentiluomo. Come ci racconta Malik Bendjelloul in Sugar Man, il documentario premio Oscar che evoca la vicenda del folk-singer Sixto Rodiguez: costretto negli Stati Uniti ad appendere la chitarra al chiodo, salvo essere inconsapevole e involontaria superstar in Sudafrica. Con le sue canzoni a diventare simbolo della lotta all’apartheid.

Hanno avuto il successo planetario a portata di mano, sfiorando la firma sul contratto con una major che avrebbe cambiato la loro vita. E invece si ritrovano, dopo oltre trentacinque anni di carriera, ad esibirsi nei più minuscoli club del loro Canada. Ma per loro, in fondo fa poca differenza: che il palco sia in uno stadio gremito o in uno sperduto bar dell’Ontario l’importante è suonare! Questo il messaggio di The Story of Anvil, docu-film dedicato agli eroi mancati dell’hair-metal.

Al Pacino, naturalmente Marlon Brando. Ma non solo. A rendere unico uno tra i film più importanti della storia di Hollywood è anche l’interpretazione straordinaria di una spalla di lusso. Un intenso documentario ci restituisce la portata dell’indimenticabile John Cazale, Il padrino mancato: nel cast della saga di Francis Ford Coppola, ma anche nel mitico Il cacciatore  di Michael Cimino. Un grande attore, prematuramente scomparso dal palcoscenico della vita. Ma non dal ricordo degli appassionati di cinema.

La curiosità – Troppo complessa e articolata la sua musica per poter essere eseguita da chiunque, condannando uno tra gli autori più importanti della classica ad essere lontano dai favori del grande pubblico. I contemporanei lo apprezzavano in veste di semplice organista: fu necessario il lavoro di riscoperta operato da Mendelsohn, ottant’anni dopo la sua morte, per accendere i riflettori della critica sul suo lavoro come compositore. Dando a Johann Sebastian Bach il successo, meritatissimo, che non aveva conosciuto in vita.