Dave Brubeck e Billy Taylor: i re del piano

17 Luglio 2013


Uno è stato il primo jazzista ad avere l’onore di comparire sulla copertina di Time Magazine . L’altro si è esibito per sette volte alla Casa Bianca per quello che, a conti fatti, rappresenta un record di longevità artistica e affetto da parte del pubblico e della critica. Dave Brubeck e Billy Taylor non potevano non essere protagonisti di una puntata de Le Leggende del Jazz: la loro eccezionale parabola artistica supera i confini della Storia. Ed entra di diritto nel mito.

Il medesimo strumento, due modi divergenti ma altrettanto affascinanti di concepirne ed esaltarne le potenzialità: Brubeck e Taylor sono stati pianisti dal talento sopraffino, interpreti dal carattere e dal carisma unici. Ideali rappresentanti delle due anime dell’America che suona. Il primo è nato e cresciuto sulla West Coast, nella San Francisco che ha visto nascere il fenomeno del cool jazz ; l’altro, nato in Virginia, si è invece legato alla raffinata scena sperimentale della Grande Mela.

Una chiacchierata a tre voci quella che vede Ramsey Lewis, magnifico padrone di casa, evocare insieme ai propri ospiti gli anni d’oro del jazz. Tra aneddoti, racconti, curiosità e naturalmente ottima musica. Brubeck si prende la scena esibendosi in Some Day My Prince Will Come : il titolo del brano può far pensare all’arrangiamento di un vecchio gospel, ma il principe in questione è decisamente più… prosaico! Impossibile non riconoscere nel tema la voce melodiosa della Biancaneve disneyana, che sogna l’arrivo dell’amato.

Lo chiamano “il dottore”: Billy Taylor non si sottrae ad una incredibile e affascinante lezione di armonia musicale, spiegando con efficacia i piccoli trucchi del mestiere. Prima del gran finale, che lo vede duettare con Brubeck in una trascinante versione di Take the “A” train . Il cavallo di battaglia che ha consegnato Duke Ellington alla storia della musica rivive in una nuova veste dal ritmo trascinante.

La curiosità – Più che la musica poterono l’amicizia e un innato senso per la giustizia civile. Gli Anni Cinquanta non sono stati facili per i tanti magnifici musicisti di colore che hanno animato la scena americana, spesso vittima di soprusi e discriminazioni. Come quelli a cui è stato spesso sottoposto Eugene Wright, bassista del quartetto di Brubeck: che arrivò a mandare a monte la sua partecipazione ad uno show televisivo che imponeva, per motivi razziali, di non inquadrare il collega.