Italia-Irlanda, incontro che cambia la letteratura

9 Marzo 2015


Se non avesse deciso di imparare l’inglese, probabilmente non sarebbe diventato uno degli scrittori italiani più famosi della letteratura contemporanea. È proprio l’incontro con un insegnante speciale, invece, a spronare la scrittura di Italo Svevo nonostante il disinteresse dei suoi contemporanei.

Il mentore a cui facciamo riferimento è James Joyce, naturalmente, e l’incontro tra i due massimi scrittori del Novecento è al centro della nuova puntata di Destini Incrociati Hotel, il programma già vincitore del Premio Flaiano 2014 per la sua capacità di raccontare la storia e i suoi protagonisti in maniera così originale.

I due scrittori si incontrano a Trieste, dove il giovane Joyce era allora professore alla Berlitz School. Durante una delle prime lezioni, racconta a Svevo – il cui vero nome era Ettore Schmitz – di aver già composto una serie di racconti – Gente di Dublino – e un romanzo. Al che, il suo “allievo” gli fa una timida confessione: “Sa, anch’io ho scritto; ma ho scritto due libri che non sono stati riconosciuti da nessuno”, come ricorda negli anni Ottanta la figlia dello scrittore, Letizia Svevo Fonda Savio.

Così ha inizio l’amicizia tra Italo Svevo e James Joyce, che continuerà anche a distanza – dopo che lo scrittore irlandese deve lasciare Trieste a causa dello scoppio della Grande Guerra. Soprattutto, il legame tra i due permetterà a Svevo di non abbandonare la sua vera passione, permettendogli addirittura di veder riconosciuti i propri sforzi letterari dopo anni passati nell’anonimato più totale.

La curiosità – Sempre la figlia di Italo Svevo ha ricordato come, dopo l’uscita nel 1923 de La Coscienza di Zeno e il relativo silenzio della critica nostrana, solo la raccomandazione del romanzo da parte di Joyce lo porta al successo internazionale: Italo Svevo “aveva 64 anni quando la critica si è accorta di lui. È morto a 67 anni. La sua gloria (appena tre anni in vita) la doveva a Joyce”.