Divertente e irriverente. È Dada!

21 Maggio 2013


L’arte? È tutto meno che una cosa seria! E allora spazio al gioco e alla fantasia, alla provocazione fine a se stessa; largo all’esagerazione, al caos, al divertimento e all’irriverenza. Avanti con la distruzione sistematica dei rigorosi ambienti delle accademie e dei musei: niente mostre e niente gallerie, la creatività si esprime in folli performance da tenere nei café chantant e nei cabaret. Cambia tutto, il futuro è adesso. Il futuro è Dada.

Puntata alla scoperta del movimento più energico e innovativo del Novecento per L’arte non è Marte, serie che grazie ad un approccio ludico avvicina i più piccoli alle grandi correnti e ai maggiori artisti di sempre. Guidate dai consigli e dai suggerimenti di Mario Torre, due squadre di giovanissimi investigatori dell’arte si misurano in una gara sul filo della creatività. Imparando a riconoscere e riprodurre capolavori senza tempo.

Teatro della sfida è il Cantiere del Novecento, sezione delle Gallerie d’Italia di piazza Scala interamente dedicata all’arte del secolo scorso. Un progetto ambizioso, un nuovo museo per Milano: la ricchissima collezione di Intesa Sanpaolo trova spazio nel prestigioso allestimento ideato nel cuore della città da Michele De Lucchi, in quella che fu la storica sede della Banca Commerciale. Nasce così, sul modello di Berlino, un distretto dei musei, che collega idealmente Brera al Museo del Novecento. Passando per piazza Scala.

Tela e pennello? Non sono sufficienti! Per i dadaisti tutto diventa materia da rielaborare e trasformare in oggetto d’arte: nascono così i ritratti meccanici di Francis Picabia e gli enigmatici objet trouvé di Marcel Duchamp, i collage di Hans Arp e le performance di John Heartfield. La parola stessa esce dai confini della poesia e si trasforma, con Tristan Tzara e Guillaume Apollinaire, in linguaggio visivo dalla trascinante forza evocativa.

La curiosità – Futurismo, Surrealismo, Cubismo … e Dada? Che vuol dire? Secondo uno tra i fondatori del movimento, Tristan Tzara, si tratta di un semplice nonsense; per altri, invece, farebbe riferimento a parole semplici e di uso comune in buona parte delle lingue europee. In russo suona infatti come “sì sì”, in tedesco come “qui qui”; in italiano e francese il termine richiama le prime lallazioni dei bambini. Tra le leggende anche quella che vuole Richard Huelsenbeck scoprire la parola su un vecchio dizionario francese, indicata come sinonimo di cavallo a dondolo.