La bellezza posa per Gian Paolo Barbieri

13 Marzo 2015

Gian Paolo Barbieri

Dopo aver conosciuto il punto di vista di reporter e autori sulle grandi questioni della società contemporanea, questo lunedì la serie Fotografi – giunta alla sua seconda stagione, in esclusiva su Sky Arte HD – ci svela il backstage di un genere di immagine altrettanto rilevante ai nostri giorni: la fotografia di moda, di cui Gian Paolo Barbieri è tra gli autori più ricercati.

Sarà per l’attività di famiglia – la famiglia Barbieri era attiva nel commercio delle stoffe, a Milano – che il fotografo italiano ha dimostrato da subito un’incredibile familiarità con tutto quanto concerne stile e glamour.
Attivo sin dagli anni Sessanta – quando fotografa le modelle impegnate a Roma, affascinato da quelle stesse ambientazioni che riprende Fellini ne La Dolce Vita – il primo impiego per Barbieri è nientemeno che presso la rivista fashion Harper’s Bazaar, a cui seguono dei servizi pubblicati sul magazine italiano Novità… meglio conosciuto ai giorni nostri come Vogue Italia. Un esordio davvero niente male, per un fotografo autodidatta!

Barbieri in realtà impara da quegli anni non solo l’arte della fotografia, ma sviluppa anche uno stile originale nella messa in scena dei suoi scatti. La figura del fashion editor è ancora in là da venire, per cui il nostro autore fa tutto da sé: sceglie i set per gli shooting, decide come le sue Muse devono portare i capelli, essere truccate, quali accessori abbinare ai capi indossati.

Gli scatti di Barbieri si distinguono subito, quindi, per un’eleganza e un buongusto evidenti sin dalla concezione del servizio fotografico. Le sue doti innate attraggono l’attenzione degli stilisti, che trovano nel fotografo un naturale interlocutore: con il supporto di Valentino, Barbieri rivoluzionerà il modo di intendere – e creare – le campagne pubblicitarie nel campo della moda.

La curiosità – A dispetto di tutte le innovazioni tecnologiche, Barbieri è rimasto un fotografo “sartoriale” anche dal punto di vista dell’apparecchiatura. Infatti, l’autore continua a scattare su pellicola e lastre fotografiche, mai in digitale.