Francesca Woodman, tormento d’artista

3 Ottobre 2013


Arte di enigmatica bellezza quella di Francesca Woodman, splendida e fragile protagonista del contemporaneo. Un talento versatile, visionario, capace di imprimere un segno profondo nel mondo della fotografia: con la pellicola che sa farsi tela, accogliendo immagini dalla straordinaria e stupefacente resa pittorica. Una figura scomparsa, tragicamente, poco più che ventenne: The Woodmans, intenso docu-film firmato da Scott Willis, ne restituisce il ritratto più fedele.

A raccontare Francesca sono, in primis, i suoi genitori. Il padre George, stimato pittore astratto; la madre Betty, raffinata ceramista: l’arte, in casa Woodman, si respira in ogni istante, presenza confortante e stimolante. Una intervista di rara intensità, nella quale convivono e si integrano due diversi modi di guardare alla parabola creativa della fotografa: da un lato c’è il ricordo, tenero, del genitore; dall’altro c’è la visione, lucida, dell’artista.

Insondabili i tormenti che hanno indotto Francesca Woodman a togliersi la vita, misteriosi al pari delle sue inquiete fotografie. La sua esperienza artistica viene ricostruita un tassello alla volta, meraviglioso mosaico composto dalle memorie di amici, colleghi, familiari; dal fratello maggiore Charlie a Patricia, l’amica d’infanzia; fino a Sabina Mirri, l’artista italiana che ha accompagnato Francesca nel suo prolifico soggiorno romano.

A cucire i diversi interventi la voce dell’artista stessa, espressa attraverso pagine inedite del suo diario intimo: l’immagine di Francesca Woodman si modella un passo alla volta. Emerge il suo carattere istintivamente provocatorio, schietto e senza filtri; il suo splendido estro creativo, specchio di una personalità di stupefacente maturità. Ironica, estrema, modernissima. Una principessa triste dell’arte contemporanea.