I demoni di Van Gogh

15 maggio 2013


Due anime in solo uomo. Quella pietosa, aperta, in costante sintonia con il prossimo; mossa da un amore viscerale e incondizionato per l’uomo, da una condivisione titanica dei suoi tormenti e della sua fragilità. E quell’altra: oscura, infelice, dannata. Segnata con il marchio del dolore, ferita da atteggiamenti maniacali che arrivano a farsi sedurre dell’autodistruzione. Due volti nel medesimo ritratto. Le due facce di Vincent Van Gogh.

Il grandissimo pittore olandese è protagonista di una nuova puntata di Power of Art, la serie che racconta la vita e la parabola artistica di alcuni tra i più grandi maestri di sempre. Scelti per la loro capacità di essere uomini del proprio tempo, lettori attenti e protagonisti della società: è il caso di Bernini e Caravaggio, icone dell’opulenta ma contraddittoria Roma barocca; e di Picasso, dolente testimone della Guerra Civile spagnola. E dunque, infine, anche di Van Gogh.

Una sensibilità accesa quella di Vincent, evocata dal racconto di Simon Schama, docente di storia dell’arte alla University of Columbia; ma anche dalla lettura di frammenti del corposo rapporto epistolare che l’artista intrattiene con il fratello Theo, al tempo stesso mercante, amico e confidente. L’immagine complessa di un genio incompreso si compone una pennellata alla volta, e si rispecchia nell’analisi compiuta di quello che la critica identifica come il suo ultimo capolavoro.

Nel “Campo di grano con volo di corvi” Van Gogh trasferisce su un paesaggio apparentemente innocuo le sue ansie e angosce: il cielo minaccioso all’orizzonte, presagio di una tempesta imminente, incombe su tre sentieri tracciati tra le spighe. Quale via prendere per incontrare la tanto agognata soluzione alle proprie sofferenze? Il pittore sceglierà quella più aspra, togliendosi la vita ad appena 37 anni.