I segreti dei coniugi Arnolfini

3 Dicembre 2013


Basta uno sguardo, anche fugace, per entrare in contatto con un’opera d’arte. Perché questa comunichi, racconti; emozioni oppure indigni, coinvolga o respinga. Ma sotto la superficie, sotto la pellicola pittorica, si affastellano spesso significati reconditi, enigmi e misteri che valgono la fortuna – o al contrario la dannazione – dell’opera stessa e del suo autore. Incognite tutte da scoprire. O meglio: da svelare.

Greta Scacchi vola alla National Gallery di Londra per una nuova puntata di Capolavori Svelati, la serie che analizza i piccoli grandi segreti delle più importanti opere di sempre. Questa settimana l’incontro è con uno tra i massimi esponenti della pittura fiamminga del XV secolo: Jan Van Eyck, figura fondamentale per l’evoluzione della pittura europea, tra i primi a perfezionare in modo quasi scientifico la tecnica a olio. Cambiando per sempre il corso degli eventi.

Una giovane coppia, la promessa di fedeltà eterna, l’ostentazione di uno status sociale che è specchio della più ricca borghesia mercantile del tempo, omaggio a quella classe di parvenu che sostituirà alla nobiltà di rango quella di censo. Ma anche molto altro: nel Ritratto dei coniugi Arnolfini  si rintracciano complessi e affascinanti riferimenti iconografici e simbolici, in un intreccio articolato di tesi e antitesi. E se l’opera rappresentasse una forma di… esorcismo?

Le arance poste sul davanzale, equivalenti nella cultura nordica alla mela di Adamo ed Eva; il dettaglio della testata del talamo nuziale, con il gargoyle ghignante che per un gioco prospettico incombe inquietante sulle mani giunte degli sposi. I documenti dicono che casa Arnolfini non venne allietata dalla nascita di eredi: e se l’opera rappresentasse dunque un atto rituale, disperata cerimonia per invocare l’agognata fertilità?

La curiosità – La fortuna iconografica del Ritratto  di Van Eyck risale ad epoche lontane: il quadro, a lungo tra i tesori del re di Spagna, deve essere stato visto da Velazquez, che replica l’escamotage dello specchio nel suo celebre Las Meninas . Van Eyck è il primo artista a sfruttare l’espediente per mostrare ciò che accade di fronte al soggetto ritratto.