Il folle genio di Glenn Gould

6 Settembre 2013


È stato definito dal violinista canadese Victor Feldbrill il “James Dean della musica” . Un paragone apparentemente azzardato, ma in fondo incredibilmente efficace. Perché come l’uno ha saputo imprimere il proprio segno nel mondo del cinema, diventando un’icona dal fascino inarrivabile, così l’altro è riuscito a innovare l’apparentemente statico universo della classica. Lasciando che prendessero il sopravvento estro e un pizzico di geniale follia.

Una vita intensa quella di Glenn Gould, passata a inseguire i tasti di un pianoforte. Creando variazioni di sublime virtuosismo, leggendo e interpretando in modo inarrivabile le pagine più belle di monumenti quali Bach e Beethoven. Scrivendo e ideando composizioni di una modernità disarmante. Disorientando il mondo con la propria musica ma anche con uno stile di vita curioso, eccentrico fino a risultare bizzarro.

Si è detto e scritto molto in merito alle “follie” di Gould. Al punto da rischiare che i lati più estrosi del suo carattere offuscassero la limpidezza di un genio assoluto e indiscusso. A fare giustizia è allora il documentario di Michèle Hozer, rigorosissimo nel leggere la parabola artistica del maestro e individuarne i caratteri fondamentali, attingendo a determinanti materiali di repertorio e interrogando colleghi e critici di portata internazionale.

Si scava nella più segreta intimità di Gould. Parlando con Frances Batchen, confidente e compagna di vita, ripercorrendo insieme all’amico d’infanzia John P.L. Roberts i primi passi della sua carriera. Determinante il contributo di Lorne Tulk, tecnico della radio canadese che ha curato buona parte delle celeberrime registrazioni dell’artista: il suo ricordo permette di entrare con la fantasia in sala d’incisione, scoprendo i trucchi del mestiere di un grandissimo del Novecento.

La curiosità – Egocentrismo, problemi di comunicazione, ossessione maniacale per i propri interessi. Lati di un carattere eccentrico o vera e propria malattia? È stato lo psichiatra Peter Oswald ad avanzare l’ipotesi che Gould soffrisse della sindrome di Asperger.