Il giallo Pasolini, una verità scomoda

5 dicembre 2012


Geniale, intenso e profondo. Ma al tempo stesso estremo, oscuro. Quasi eretico. Pier Paolo Pasolini resta, a quasi quarant’anni dalla tragica scomparsa, uno degli intellettuali più lucidi del Novecento italiano; maestro di stile e accurato cronista di un presente che anticipava il futuro. Mai del tutto chiarite le dinamiche del suo omicidio, non sono mai svelati retroscena che inquietano e colpiscono. Un’indagine profonda, tra fiction e storia, quella che propone Sky Arte HD.

La firma è quella di uno tra i principali registi italiani: Marco Tullio Giordana segna, con il suo Pasolini, un delitto italiano, un momento fondamentale per il nostro cinema. Perché, primo tra tutti, va mettere il dito in una piaga mai sanata; dissotterra quesiti pesanti, pone interrogativi scomodi e difficili. E perché, in questo così vicino a Pasolini, orchestra il linguaggio del cinema in modo nuovo e coinvolgente. Segnando una pietra miliare nel genere del docufilm.

Pasolini è presenza inquieta più che inquietante, pervade con la propria aurea l’intero film. Ma non è il protagonista della vicenda. I riflettori sono tutti per Giuseppe Pelosi, giovane sbandato che finirà per pagare con il carcere, nonostante i legittimi sospetti, la sua mai acclarata partecipazione all’omicidio dello scrittore. La stampa e l’opinione pubblica hanno bisogno di un colpevole: eccolo servito. Ma al mostro di turno non può essere negata la più pasoliniana delle pietà.

Davanti alla macchina da presa alcuni tra i volti più amati dal pubblico italiano. Giulio Scarpati, che con il proprio impegno nel Sindacato Attori Italiani sembra raccogliere, pur se solo nel proprio campo, la straordinaria testimonianza di impegno civile lasciata da Pasolini; e poi ancora Claudio Amendola, Nicoletta Braschi e Antonello Fassari. A loro si unisce l’esordiente Carlo De Filippi, attore non professionista. In omaggio a Pasolini il ruolo principale non poteva che essere il suo.