Il Lago dei Cigni. Nella savana

5 Dicembre 2013


L’eleganza austera e raffinata della Vecchia Europa e la carica passionale dell’Africa. Come dire il giorno e la notte, il maschile e il femminino, l’apollineo e il dionisiaco: due facce della stessa medaglia, visioni complementari che costruiscono un panorama di ineguagliabile suggestione. Il Teatro Argentina accoglie una delle più intriganti produzioni della danza contemporanea, nuovo appuntamento con il cartellone del Romaeuropa Festival.

Le telecamere di Sky Arte HD seguono il backstage e la prima di un Lago dei Cigni  mai così innovativo e spregiudicato, conturbante e affascinante. A firmare le coreografie è Dada Masilo, nata nel più povero e disastrato sobborgo di Johannesburg e diventata star di levatura internazionale. Un teatro-danza fondamentalmente politico, il suo, che indaga con poetica lucidità temi caldissimi come quello delle discriminazioni: partendo da quelle di ordine sessuale.

Sul palco quattordici danzatori, volutamente confusi e mescolati nell’attribuzione di ruoli virili a donne e viceversa. L’immagine di stentorei ballerini in tutù prorompe in forma di pungente grido d’allarme nei confronti dell’omofobia, ma anche come matura volontà di raggiungere il cuore dell’opera. Senza perdersi nelle spesso confuse e stordenti superfetazioni critiche, lasciando che sia la corporalità, a tratti statuaria a volte invece tenera e fragile, a tessere la magia.

Masilo torna a Roma un anno dopo aver contribuito al successo del Refuse The Hour  ideato da William Kentridge. E il suo feeling con la Capitale non può non dirsi rafforzato dopo questa perfomance: strepitosa nell’affrontare, sospesa tra doveroso rispetto e dissacrante spirito innovativo, uno tra i brani fondamentali della danza moderna. Trascinato con successo dalle eteree atmosfere lunari di un lago incantato alla superba e solare potenza della savana.

La curiosità – La messa in scena, a Roma, del Lago dei Cigni di Dada Masilo non rappresenta una prima assoluta. L’opera è già stata applaudita nel corso della Biennale Danza di Lione e al Musée du quai Branly di Parigi.