Il mondo reale. Secondo Peter Gabriel

8 Ottobre 2013


Da un lato le luci della ribalta, la sovraesposizione mediatica, l’affetto dei fan; una vita stordita dall’assenza di orari e riferimenti spaziali, appannata da jet-lag e tournée intercontinentali. Dall’altro le più antiche tradizioni, legame viscerale con una quotidianità fatta di saperi condivisi, trasmessi e diffusi di generazione in generazione. Esiste una possibile sintesi tra la vita della rockstar e quella del musicista sciamano? Certo. E Peter Gabriel l’ha trovata.

L’ex Genesis ci guida alla scoperta del suo The Real World, documentario con cui Georg Maas e Dieter Zeppenfeld raccontano il processo che ha portato la musica etnica a uscire dalla propria nicchia per diventare, grazie alla fusione con altri generi e rinnovate sonorità, un fenomeno di massa di portata globale. Anche – forse soprattutto – per merito della lungimiranza dello stesso Gabriel. Letteralmente fulminato sulla via della world-music.

Sono i primi Anni Ottanta quando l’artista pubblica Biko , brano dedicato ad uno dei protagonisti della lotta all’apartheid. Un pezzo dalla profonda carica politica, costruito filtrando schemi musicali propri della tradizione sudafricana, tra ritmi pulsanti e insistenti e cori nell’antica lingua xhosa. La formula funziona, convincendo pubblico e critica: è possibile prendere due tradizioni culturali distanti tra loro e miscelarle con successo, proponendo sonorità innovative.

La strada è spianata. Nascono nuovi album e un’etichetta discografica – la Real World , ovviamente! – che si pone l’obiettivo di offrire spazio alle tradizioni musicali dei diversi popoli della terra. Nel film ecco passare in rassegna, dunque, gli straordinari Blind Boys of Alabama e gli scatenati Afro Celt Sound System; ma anche il russo Terem Quartet e i Dub Colossus. Protagonisti di un affascinante giro del mondo nel segno della musica.

La curiosità – Un mondo di musica, arti e danza. In inglese World Of Music, Arts and Dance : ovvero WOMAD, questo il nome della rassegna annuale che lo stesso Peter Gabriel crea proprio nel 1980. Un festival itinerante che accende i riflettori sulla scena della musica etnica, ma vive anche di workshop e incontri sul tema della sostenibilità e di uno sviluppo consapevole. Un evento che ha prodotto il WOMEX, expo di settore ospitato nel 2012 a Salonicco, quest’anno a Cardiff.