Il suono è Dio. Parola di George

27 Marzo 2013


Paul era il volto solare; Ringo quello introverso, John il più eclettico, al tempo stesso riflessivo ed espansivo. George Harrison era l’anima più sensibile dei Beatles: un uomo di inarrivabile profondità e un musicista dalle doti eccezionali, dimostrate sia nel corso della militanza con il gruppo di Liverpool sia con i trionfi della successiva carriera solista. Un artista straordinario, celebrato da uno tra i più grandi maestri del cinema.

È Martin Scorsese a firmare Living in the material world, documentario che a tredici anni dalla prematura scomparsa dell’ex Beatles ne omaggia l’estro ineguagliabile. Una collezione di filmati d’epoca, assemblati con il gusto e il taglio di un genio assoluto del grande schermo, si alterna alle interviste raccolte tra amici e colleghi: dagli ex compagni di viaggio Paul McCartney e Ringo Starr fino a Yoko Ono, passando per Eric Clapton e l’ex Monty Python Terry Gilliam .

La vita di George scorre nel ricordo di chi lo ha conosciuto, negli aneddoti sugli esordi amburghesi dei Fab Four e in quelli che testimoniano i momenti più alti della loro carriera. Passando poi al periodo da solista, che lo vede elaborare il proprio personalissimo linguaggio artistico: fedele al credo di Ravi Shankar, stimatissimo maestro secondo cui “il suono è Dio”, Harrison trasmette con le proprie canzoni un contagioso senso di pace.

Dalla profondissima filosofia di George si passa, subito dopo, alla vibrante energia di Paul. Ecco McCartney protagonista (insieme a star del calibro di Leonardo Di Caprio) dell’intenso e struggente The love we make, con le telecamere che testimoniano, in una New York ancora attonita e ferita, la preparazione del suo concerto in ricordo delle vittime dell’11 settembre.