Il teatro d’ombre di William Kentridge

3 Gennaio 2013


Silhouette sfuggenti e affascinanti danzano al ritmo incessante e implacabile del tempo; una sfilata auto-ironica e divertita, valzer di figure che da sempre popolano l’immaginario di uno degli artisti più straordinari tra quelli in attività. Si parte da The Refusal of Time , spettacolare installazione pensata per Documenta 13 e si arriva a Vertical Thinking , titolo della sua retrospettiva in corso al Maxxi di Roma: William Kentridge si racconta.

Un “pensiero verticale” quello che l’artista confida al pubblico di Sky Arte HD; la sua capacità di leggere e interpretare il paesaggio: ispirata da Johannesburg, amata città natale, che nelle sue viscere nasconde alcuni tra i più preziosi giacimenti auriferi del Sud Africa e, per questo, impone la sintesi tra una dimensione terrena ed una sotterranea. Chiedendo di salire su un ascensore emotivo, ideale, culturale e artistico.

Nelle parole di Kentridge la stima e la considerazione per l’Italia e la sua cultura: uno sguardo a Roma, città vista invece come “orizzontale”, adagiata lungo lo scorrere placido del Tevere; ma anche uno ad Italo Svevo, autore di quella “La coscienza di Zeno” che ispira The Refusal of Time . Un’opera complessa e di raro fascino, che esalta le ben note qualità dell’artista nell’ambito della scenografia e del teatro.

Una chiacchierata a viso aperto: Kentridge svela il suo modo di vivere e respirare arte, mentre le telecamere si addentrano lungo il percorso di una mostra ricca di suggestione. Macchine fantastiche, quasi leonardesche, si accompagnano ad accurati bozzetti e disegni di getto; video capaci di suscitare meraviglia accompagnano la documentazione di performance e installazioni che hanno fatto epoca.