Infinite sfumature di bianco

12 Marzo 2013


Dagli esordi nel campo del figurativo, seguendo le suggestioni della Scuola Romana, fino alla maturazione di un personalissimo stile astratto. Dalla sua Calabria agli Stati Uniti, dove con l’amico Piero Dorazio è chiamato a rinnovare la prestigiosa School of Visual Art dell’Università della Pennsylvania. Una figura da riscoprire quella di Angelo Savelli, sfuggente e schivo protagonista di una stagione di capitale importanza per l’arte contemporanea.

L’omaggio al maestro arriva con una ricca retrospettiva al museo MArCa di Catanzaro; un appuntamento seguito dalle telecamere di Sky Arte HD in una nuova puntata de La mostra della settimana: la serie che entra nel backstage dei più importati eventi espositivi del momento, offrendo uno sguardo che va oltre l’opera d’arte. Svelando come nasce una mostra, dal momento dell’allestimento al vernissage.

Un artista con la valigia, Savelli: studia e lavora a Roma, dove nel secondo dopoguerra entra in contatto con gli ultimi futuristi – Prampolini su tutti – e dove conosce e frequenta nomi del calibro di Alberto Burri e Giulio Turcato; ma anche Corpora, Mafai e Consagra. La frizzante scena romana si rivela però presto limitata per l’estro straordinario di un creativo visionario e modernissimo: che non può non trovare il proprio habitat naturale a New York.

Savelli arriva nella Grande Mela nei primi Anni Cinquanta: espone nella mitica galleria di Leo Castelli e stringe intriganti rapporti con gli artisti della New York School. Porta a compimento un percorso che, tra astrattismo e conceptual art, lo conduce nella candida purezza di un ricorso pressoché esclusivo ai toni del bianco. La sua profonda e matura scelta aniconica segna un momento di straordinaria rilevanza per l’arte del XX secolo.