Iran, 1979. Nel cuore della rivoluzione

3 Luglio 2013


Non c’è tensione internazionale, rivolta o movimento popolare che – a partire dagli Anni Settanta – non abbia documentato. Raccontando attraverso le sue straordinarie fotografie la guerra del Vietnam e la strenua battaglia contro l’apartheid in Sud Africa, il dramma del Biafra e le tensioni in Irlanda del Nord. Quando gli animi si sono accesi nel suo Iran, teatro della rivoluzione khomeinista, non ha potuto fare a meno di imbracciare la reflex. E scattare.

Abbas Attar è stato lucido testimone della nascita del regime degli ayatollah, evento di portata globale evocato in una nuova puntata di Contact, la serie che indaga i segreti del mestiere dei più grandi professionisti dell’agenzia Magnum. Chiamati a scegliere e rivelare un personaggio, un momento o un luogo specifico, punto di “contatto” che segna la totale empatia tra il fotografo e il suo soggetto, incontro capace di cambiare la vita di entrambi.

Per Abbas il momento clou di quella confusa stagione è segnato dall’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran, simbolo della contrapposizione tra il nascente regime islamista e le ingerenze dell’Occidente nella politica dell’area mediorientale. Gli scatti del fotografo iraniano restituiscono le fasi concitate dell’assalto, il terrore del corpo diplomatico, la lunga fase di trattativa per il rilascio degli ostaggi, i tentativi – più o meno fortunati – di fuga.

Una cronaca precisa e puntuale, lucidissima ed equidistante. Un reportage che ha fatto epoca, al pari degli altri firmati da Abbas, che nella più recente fase della sua carriera ha approfondito con acume lo studio dell’intero mondo islamico. Raccontando la zona d’ombra dove la fede religiosa apre spazi alla rivendicazione politica, finendo per prestare il fianco alla degenerazione dell’estremismo.

La curiosità – Un escamotage incredibile quello che ha portato al rimpatrio di sei dei cinquantadue funzionari dell’ambasciata americana a Teheran ostaggio dei khomeinisti. Fuggiti in modo rocambolesco e rifugiatisi nell’ambasciata canadese, sono riusciti a ingannare le autorità locali fingendosi membri di una troupe cinematografica, intenta a svolgere sopralluoghi in Iran per la lavorazione di una pellicola di fantascienza. Una vicenda reale, che sembra la trama di un film: e in effetti lo è diventata. La storia è narrata nell’Argo  di Ben Affleck, insignito nel 2012 di tre premi Oscar