La punizione di Hedda. Occhio per occhio…

21 Novembre 2013


L’illusione effimera del potere, del riscatto sociale, del controllo pieno e assoluto sulla propria vita e su quella altrui. L’ebbrezza esercitata dalla convinzione di tenere in pugno il destino degli altri, armeggiando con crudele cinismo trame e fili: terribile burattinaia di un gioco terrificante. Hedda Gabler  gioca ad essere femme fatale . Ma si rivela tale solo per se stessa: è lei la vittima unica e definitiva di un gioco al massacro impostato con crudele lucidità.

La figura classica dell’antieroe si arricchisce, nell’omonimo dramma firmato a fine Ottocento da Henrik Ibsen, con sfumature di eccezionale modernità: Hedda Gabler è donna algida e calcolatrice, prima nella scelta di un matrimonio di convenienza, poi nella pervicace volontà di indurre al suicidio la sua vecchia fiamma. Colpevole di aver finalmente trovato la chiave di volta della propria vita, aver individuato una strada che indica implicitamente, insieme al proprio successo personale, l’errore di valutazione dell’amata.

Atmosfere cupe, asfissianti; una scatola scenica orchestrata con rigore squisitamente minimale, quasi si trattasse del set di un film di Lars von Trier. Sul palcoscenico del Romaeuropa Festival, e nel teatro virtuale di Sky Arte HD, va in scena una scheggia del dramma di Ibsen, presentato nella nuova e originale versione interpretata dalla Schaubühne, tra le più importanti compagnie sperimentali d’Europa.

La firma in calce è quella di Thomas Ostermeier, tra i registi più apprezzati sulla scena internazionale, da qualche anno a questa parte al centro di un interessante progetto di rilettura dei classici. Partendo da Shakespeare, di cui ha attualizzato Otello  e Amleto , ed arrivando appunto ad Ibsen: sviluppando una nuova formula di scavo introspettivo dei suoi personaggi, modellato alla luce dell’esperienza della drammaturgia più recente.

La curiosità – Si tratta in fin dei conti della sua seconda casa. Henrik Ibsen, nato e cresciuto nel profondo nord, ha sempre amato l’Italia: e in particolare Roma, dove ha soggiornato a più riprese. La scrittura di Hedda Gabler  , risalente al 1890, coincide proprio con il suo ultimo viaggio nella Città Eterna, che lascerà definitivamente l’anno successivo.