Lisbon Story. Lungo i muri della città

25 Gennaio 2013


Una personalità riflessiva e pacata; un’atmosfera eterea e suadente. Malinconica e affascinante come la sua musica, il fado; intensa e ammaliante come le pagine del suo più grande scrittore, Fernando Pessoa. Così è Lisbona: apparentemente indolente, in realtà stupendamente intrigante; città che sa conquistare grazie a un fascino discreto ma irresistibile. I suoi muri, tela per una nuova puntata di Streetosphere, portano il segno di un carattere sfuggente e intrigante.

Non è una città come tutte le altre, Lisbona: terra di confine tra l’Europa e l’infinito. E non può essere come tutte le altre la locale scena della street-art: sintesi di raro fascino tra le pulsioni della più globalizzata modernità e la necessità interiore di rispettare antiche espressioni della creatività. Esempio perfetto di questo stupefacente equilibrio è il lavoro di Tiago Tejo; che recupera i moduli delle ceramiche tradizionali e li muta in pattern dal profilo digitale.

Sulla rielaborazione della memoria lavora anche Pedros Neves, che disseminando la città di cornici impone l’autorevolezza di panorami inediti, superando il concetto di street-art in favore di una più matura urban-art. Implicazioni sociali quelle scaturite dall’azione di Camilla, artista inglese trapiantata in Portogallo: i ritratti degli abitanti dei diversi quartieri, posizionati lungo le strade, sono affermazione identitaria di stupefacente profondità.

Un tratto distintivo accomuna le diverse urgenze espresse da artisti tra loro così diversi. La necessità di dare una scossa ad una città apparentemente vittima del proprio fascino, considerata da chi la vive come silente. Una vera e propria “Bella Addormentata”, per le cui strade si aggira l’enigmatico Mais Menos: street-artist vestito da cavaliere templare, che riesce con le proprie enigmatiche perfomance a suonare la sveglia.