Luigi, re sfortunato fuori dal tempo

15 aprile 2013


Del tutto personale, assolutamente relativo e in nessun modo soggetto a generalizzazioni. È il rapporto tra l’uomo e il tempo: una dimensione dove si misura lo scarto tra una realtà sensibile, misurabile in termini scientifici e dunque inoppugnabili, e la percezione dell’individuo. Il suo ineludibile senso della Storia. Una questione di coincidenze e sincronie, un ambito che da sempre affascina letterati, filosofi e liberi pensatori.

Una riflessione attorno cui ruota un nuovo appuntamento con le Palladium Lectures: il palco del Teatro Palladium, sede del ciclo di eventi con le avanguardie della scena inserito nel calendario del Romaeuropa Festival, si trasforma ancora una volta in inconsueta aula scolastica. In cattedra Alessandro Baricco, tra i più grandi romanzieri italiani di oggi; un divulgatore dotato di una eccezionale capacità di catturare il suo pubblico. Con profondissima semplicità.

La sua indagine sul tempo, sulla sua percezione, si basa sul ricordo della figura di Luigi XVI: l’ultimo re dell’ancien régime, figura che simboleggia il transito da un antico e monolitico mondo feudale alla libera modernità borghese su cui si basa il mondo che conosciamo oggi. Un personaggio drammatico, schiacciato dal peso di antiche responsabilità: l’uomo sbagliato, al posto sbagliato, nel momento sbagliato. A suo modo una vittima del tempo.

Nel racconto si Baricco si ripercorrono le fasi che hanno portato alla Rivoluzione Francese e alla conseguente deposizione e uccisione di Luigi; l’episodio offre la possibilità di leggere e interpretare la capacità dell’uomo di comprendere il proprio tempo, ma anche la sua sintonia con il ruolo che occupa nella Storia. Un’indagine sulla maturità collettiva di intere generazioni, sulla possibilità di vivere con pienezza il proprio ruolo di ingranaggio minimo ma indispensabile nella straordinaria macchina dell’assoluto.